Zapping Pitruzzella sulle privatizzazioni podcast rai da ascoltare

Zapping Pitruzzella sulle privatizzazioni podcast rai da ascoltare

Zapping Pitruzzella

Zapping Pitruzzella sulle privatizzazioni

Zapping Pitruzzella
Clicca QUI per sentire il mio breve, ma spero significativo, intervento a Zapping, ultimo intevento del pubblico, a conclusione della prima parte della trasmissione dove l’avvocato Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (cosiddetta Antitrust) ha risposto alle domande del conduttore e dei radioascoltatori che intervenivano telefonicamente. Il tema era le privatizzazioni ed intervenendo proprio in coda, non senza avere fatto i complimenti alla trasmissione, ho ricordato la mia prima esperienza di lavoro in Terninoss in cui la proprietà del 50% della statale Finsider permise (1986) al Governo Italiano di gestire la transazione della vendita  del 50% della proprietà che la multinazionale americana deteneva insieme alla conduzione tecnica e commerciale dello stabilimento. Cosa che non è accaduta oggi con l’AST, ho sottolineato con forza,  con la questione Outokumpu/ThyssenKrupp …

zapping Pitruzzella ha risposto, traduco un po’ il diplomatichese della suo intervento a Zapping del 27.12.2013, il cui audio potete riascoltare in rete, chiarendo che è l’antitrust europeo e non quello italiano che ha generato il problema ( chiarimento per altro non richiesto) e invocando l’intervento del governo italiano a tutela dei lavoratori di Terni.

zapping Pitruzzella Da come ha risposto, ho avuto l’impressione che il presidente dell’antitrust italiano conosceva molto bene la questione AST, forse un po’ meno bene, la causa prima di questa questione: la privatizzazione dell’IRI e la ‘svendita delle acciaierie di Terni’ al capitale straniero, avvenuta circa venti anni fa. Ribadisco che in linea di principio non sono contro alle privatizzazioni ma contro le svendite delle proprietà dello stato italiano e contro l’assoluta mancanza dello stato e delle partecipazioni statali nelle aziende italiane. Ritengo altresì che il capitale pubblico, se ben gestito, può dare un sostegno concreto e maggior tutela ai lavoratori, ma ci vuole responsabilità da parte di tutti altrimenti le partecipazioni diventano speculazioni da parte di pochi,  clientelarizzati, con i soldi di tutti. Ma anche in questo caso il male è il clientelismo non la partecipazione statale in sè.

Per situazioni come quella dell’AST, la partecipazione con una quota significativa da parte dello stato o di sue controllate sarebbe di grande aiuto, ed è ancora oggi è attuabile, se solo ci fosse la volontà politica. La presenza dello stato come fu già per la Terninoss venticinque anni fa, sarebbe di grande aiuto per gestire la transazione della vendita ast, che non è certamente finita. E non si dica che l’Europa non lo vuole, che altrove in Europa trovano il modo di farlo, nella stessa Inoxum erano presenti fondi di natura ‘pubblica’ che pure hanno sofferto il colpo inferto dall’antitrust. Se avessi potuto continuare e replicare al garante, al quale invierò comunque questa mia pagina, avrei chiarito meglio i fatti anche per evitare, forti di questa esperienza, che si rifaccia l’errore fatto a Terni venti anni fa. Per capire come il ruolo del governo, pur invocato dal presidente dell’antitrust è stato marginale, basti ricordare come con molta onestà e franchezza il nostro ministro dello sviluppo economico Zanonato ha dichiarato di essere stato all’oscuro dell’ultimo atto della questione ast, il ritorno a ThyssenKrupp

Molto bello, tra gli altri un intervento di un’ascoltatore che mi ha preceduto e che ha fatto il caso delle aziende di poste a capitale privato, che offrono prezzi di molto inferiori a quelle pubbliche, ma nelle quali i salari spesso lasciano il tempo che trovano e i contratti sono a tempo determinato. E’ un’osservazione molto pertinente, meno salario e meno sicurezza significano meno consumi e meno famiglie e tanta precarietà ed un circolo vizioso da cui non si esce. Lo stato e anche l’Europa dovrebbero riflettere meglio sul modello di welfare che l’Italia a guida democristiana creò negli anni sessanta e non si invochi demagogicamente il debito pubblico. Il debito pubblico esisteva ma non ha mai avuto le dimensioni che la seconda repubblica ha prodotto, grazie anche alle scelte dei Prodi e dei Ciampi (e.g. la privatizzazione della Banca d’Italia) che, a mio modesto parere sono state la vera causa del grosso debito pubblico che ogni governo che c’è e che verrà (fosse anche un governo Grillo) ha come spada di Damocle sul suo capo, insieme al fiscal compact , per almeno i prossimi venti anni.

Zapping Pitruzzella   Claudio Pace Blogger NCD Consigliere Prima Circoscrizione Terni Est Zapping Pitruzzella 

Clicca QUI per un parere molto contrario alle privatizzazioni espresso dal Dr. Stentella sul mio blog non molto tempo fa 

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