SGL Carbon share up mentre ai lavoratori italiani un ‘ci dispiace ma’

SGL Carbon share up mentre ai lavoratori italiani un ‘ci dispiace ma’

SGL Carbon Share

Sgl Carbon share.

La SGL Carbon non produce solo elettrodi ma anche fibre di carbonio, fibre che risultano un business diventato conveniente proprio per l’aumento del prezzo dell’acciaio e gli investimenti tecnologici che hanno abbassato i costi di produzione.

Ecco la traduzione libera di una notizia proveniente da un sito economico tedesco:

Insieme alla BMW ha creato un Joint venture per la produzione di questo materiale, leggero ma molto resistente. Il produttore di macchine bavarese è il primo cliente , che lo usa in grande stile, soprattutto per i suoi modelli elettrici. La fabbricazione di fibre di carbonio è costosissima, ma le nuove tecnologie hanno fatto sì che il prezzo è sceso mentre allo stesso tempo è salito quello dell’acciaio, quindi la cosa diventa interessante. Conseguenza: Le azioni della SGL Carbon volano!

Fin qui l’analisi tratta dalla pagina finanziaria del  sito Handelsblatt Online, ma c’è qualche relazione tra questa spinta in su del mercato e la decisione presa dal gruppo di liquidare la sua divisione italiana? Perché quando un azienda licenzia le sue quotazioni salgono su? E’ una regola o un caso? … Parlavo con un  collega lavoratore del magnetico, dicendogli quanto ho letto sulla Sgl Carbon, e questi mi confermava che ai tempi della chiusura del Magnetico a Terni (2004)  la Electrical Steel ebbe un balzo in borsa. Ma al di là dei ricordi o delle sensazioni, il dato di fatto è che il mercato o meglio gli operatori del mercato ( speculatori o meno) premiano l’azienda che ristruttura o che delocalizza, non si fanno scrupoli né si pongono questioni di interessi economici di una parte, regione o nazione che sia.  Quello è un problema della politica che come sappiamo dalle nostre parti è molto debole e che per tentare un rilancio di se stessa si affida ad un giovane che è stato eletto ed ha guidato una città grande e importante come Firenze, ma che non ha avuto alcun supporto di tipo ‘elettorale’ diretto (le primarie sono un fatto interno ad un partito non sono paragonabili ad una consultazione elettorale) e governerà dopo Monti e Letta senza aver avuto il suffragio di un voto popolare e con i numeri in parlamento dati da una legge elettorale che è stata dichiarata non conforme ai dettami della costituzione italiana dall’organo giuridico preposto a farlo.  Non sarà questo un ulteriore motivazione che spiega come ormai il partito vincente sembra essere quello di coloro che nemmeno si recano più alle urne per votare?

Leggendo le dichiarazioni passate di Renzi e del suo entourage, in fatto di mercato e di economia, non è che sia molto entusiasta ma spero comunque che ci sia un cambio nella volontà di privatizzare a tutti i costi che era una continua ansia del precedente governo Letta e del suo ministro del tesoro Saccomanni. La vera rivoluzione economica sarebbe quella della ricostituzione di una nuova Iri, per il mondo siderurgico di una nuova Finsider che desse una mano alle aziende in difficoltà e che una volta rimesse in sesto, continuasse a controllarle per evitare, che quando vanno a finire in mano straniera vengono sfruttate fino al midollo e poi buttate nel secchio della spazzatura, dimenticando che le aziende sono anche forza lavoro, persone umane, famiglie, futuro che viene gettato anch’esso nel secchio insieme con il resto. La teoria che il mercato deve essere l’unico giudice dei vivi e dei morti, e che se si lascia spazio al mercato ciò che muore, risorge da un’altra parte, mi convince poco. Forse risorge, ma da altre parti del mondo dove rende di più, non da noi, come nel caso Sgl Carbon che va bene in Germania e altrove mente chiude qui da noi, almeno finché non diventiamo anche noi terzo mondo e cominciamo a produrre a costi bassi senza rispetto della salute e dell’ambiente. Con il costo del lavoro e l’apparato elefantiaco dello stato italiano (compresa giustizia penale e civile) che nessun governo mai affronta sul serio ( vedi come si sono mossi subito e prontamente per evitare che vengano toccate le pensioni d’oro) non c’è scampo o si cambia la mentalità dando un calcio a queste teorie economiche neoliberiste che dagli anni novanta in poi hanno fatto a pezzi lo stato cominciando con la Banca D’Italia a finire, come sembra, alla Finmeccanica, Enel e Eni oppure siamo costretti a vivere numerose vicende dolorose di aziende che pur producono e rendono, come nel caso della Basell, fiore all’occhiello della chimica ternana, bilanci a posto, produttività e redditività ok e che adesso è solo un ricordo spiacevole da dimenticare presto. Fateci caso nessuno a Terni  parla più di Basell …   Claudio Pace Terni Consigliere NCD Prima Circoscrizione Terni Est su Sgl Carbon share

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