NIMBY – La sindrome del NIMBY

NimbyLa sindrome del NIMBY.

La sindrome del NIMBY. Il primo filmato che vidi del terribile terremoto in Giappone del 2011 mostrava un anonimo e tranquillo paesino costruito poco sotto una diga, poi la scossa tremenda e il collasso della diga, la valanga d’acqua e la desolazione successiva. Il risultato è stato un paese completamente raso al suolo, diversi morti, più di quelli che ha causato il susseguente incidente di Fukushima, migliaia di persone senza più casa anzi senza letteralmente più il villaggio dove abitavano. Nessuno però ha messo in relazione il crollo di questa diga (e non è stato il solo, di dighe in quella occasione ne sono crollate diverse) con la modalità di produzione di energia elettrica, anzi ci si è ben guardati dal farlo imputando questa tragedia nella tragedia al terremoto. Lo stesso non è stato fatto per i problemi della centrale nucleare di Fukushima dove invece si è dato grandissimo risalto alla pericolosità di questo modo di produrre energia. Questo lo dico non per sminuire la pericolosità dell’impianto nucleare di vecchia generazione nei confronto di un terremoto di magnitudo 9 e di un maremoto, uno tsunami, di immani proporzioni. Questo lo dico per porre l’accento sul fatto che anche altri modi di produrre energia elettrica possano essere molto pericolosi in determinate circostanze e aggiungerei anche, a prescindere da situazioni drammatiche quanto eccezionali come terremoti e tsunami,  molto impattanti sull’ambiente …

Il discorso della produzione di energia va in qualche modo riconsiderato ; in Italia purtroppo oltre a 50 milioni di allenatori della Nazionale abbiamo 50 milioni di esperti in energia. Le chiamate alle urne per far esprimere la popolazione su temi strategici come quello dell’energia sono scelte sciagurate e populiste e funzionali a nascondere uno dei più grandi mali della politica italiana, cioè l’incapacità di prendere decisioni, che molto spesso non è tanto incapacità quanto una precisa volontà di non decidere per non scontentare nessuno. Eppure il compito principale del politico è di decidere. Ciò ha delle precise e pesanti conseguenze sulla nostra vita, siamo infatti fra gli Europei, tra quelli che pagano di più l’energia, in ogni sua forma. Non solo l’elettricità ma anche i carburanti. E questa non decisione non fa che aumentare il divario fra noi e le altre nazioni più industrializzate.

Ma facciamo un passo indietro, poi riprenderemo questo discorso; per parlare correttamente di energia e in particolare della produzione di energia elettrica si devono avere in mente alcune nozioni basilari.

1)      L’energia elettrica è un bene primario, come l’acqua potabile e il cibo, non si può pensare di rinunciarci come non si può pensare che ci rinuncino altri abitanti della terra. La tendenza è pertanto quella di un continuo e costante aumento della richiesta di energia a livello globale.

2)      Non esiste una forma di energia pulita. Ogni forma di energia ha il suo impatto ambientale; naturalmente con delle differenze. Questa affermazione sorprenderà qualcuno ma è fondamentale e facilmente provabile.

3)      Ciascuno di noi, chi più chi meno consuma una quota parte di energia che non è solo quella che consuma direttamente ma è anche quella che è servita per costruire o produrre oggetti, cibarie e tutto quello che usiamo nella nostra vita e che ci rende possibile o ci facilita l’esistenza.

4)      L’emergenza attuale nel mondo, è il riscaldamento globale, e non c’è nulla di più globale. Era noto anche 30 anni fa come l’aumento dell’anidride carbonica e del metano (i due gas serra più noti) nell’atmosfera fosse legato direttamente all’aumento di temperatura globale. Tuttavia perché questo diventasse di dominio pubblico e l’opinione pubblica stessa se ne convincesse sono dovuti passare 30 anni. Gli effetti sono dovuti diventare tangibili. Troppo tardi; tuttavia c’è ancora qualcuno che insiste nel dire che non c’è nulla di provato oppure che il riscaldamento dipende anche da altri effetti del tutto naturali. Speriamo di no perché se l’origine fosse tutta antropica allora potremmo intervenire su tutto il problema, altrimenti i margini di intervento si restringerebbero.

5)      Non esistono attualmente sistemi di accumulo efficienti dell’elettricità. Con il termine efficienti intendo economici, poco ingombranti, ad alto rendimento e leggeri. Questo è uno dei maggiori problemi delle rinnovabili eoliche e fotovoltaiche.

Riprenderei ora alcuni dei punti suelencati per approfondirli. Innanzi tutto sulla produzione di energia che mentre nei paesi occidentali ha subito un calo nel 2009 ) per riaumentare nel 2010 dopo un aumento praticamente continuo dal 2001 (precedente stop in una crescita continua), in Cina  e in altri paesi emergenti ha proseguito la sua corsa. In Cina l’aumento di energia prodotta nel 2009 rispetto al 2008 è stato tale da richiedere un incremento dell’impegno di potenza di 27000MW (una centrale da 1000MW ogni 2 settimane !). Un paio di anni prima l’incremento era stato di 47000MW (quasi una centrale a settimana in più). A questi ritmi si capisce bene quanto sia importante il problema e quanto necessaria una soluzione. Fortunatamente anche i cinesi si rendono conto che non possono più costruire centrali solo a carbone.   Il carbone infatti è una delle forme di produzione di elettricità più economica; si potrebbe vedere come a conti fatti in Europa il costo del kwh è più basso proprio laddove si produce elettricità con il carbone o con il nucleare o con la combinazione di questo due sistemi.

Siamo abituati a vedere delle energie “verdi” e altre inquinanti e pericolose. Questo è vero fino ad un certo punto e molto spesso si travisa. La peggiore minaccia per l’umanità è il riscaldamento globale; l’uso del carbone nella produzione di energia elettrica mondiale è intorno al 40% e negli ultimi 5 anni è rimasto praticamente costante. L’uso di tutti i combustibili fossili è invece globalmente del 65-66%. Il riscaldamento globale dipende dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e oltre agli effetti a tutti tangibili ne vorrei aggiungere altri meno evidenti o meno noti.  Oltre quindi all’aumento della temperatura atmosferica e degli oceani con conseguente scioglimento dei ghiacci perenni, aumento del livello degli oceani e modifica della salinità nelle zone prossime ai poli con conseguente possibile modifica delle correnti sottomarine abbiamo questi altri effetti.

L’aumento della violenza delle perturbazioni, per diversi motivi, non ultimo il fatto che il maggior calore comporta una maggiore energia in gioco. Lo spostamento della fascia delle piogge monsoniche e tropicali più a nord di oggi quindi più sul mare che sulle terre emerse che dipende dall’aumento delle temperature degli oceani.

Sempre parlando di oceani, l’aumento della concentrazione della CO2 negli oceani con conseguente aumento dell’acidità delle acque e problemi su microorganismi – alla base della catena alimentare marina – ad esempio per l’indebolimento dei gusci calcarei. Ciò potrebbe avere alla lunga conseguenze drammatiche per la sopravvivenza di molte specie acquatiche. Una delle argomentazioni degli scettici (spesso interessati) sul riscaldamento globale è stata quella che i conti della anidride carbonica non tornavano, nel senso che in atmosfera se ne sarebbe dovuta trovare molta di più a fronte delle quantità di combustibili fossili bruciati, pertanto si era ipotizzata l’esistenza di un qualche meccanismo sconosciuto che ne limitasse l’aumento. Purtroppo s’è alla fine trovata la quantità mancante, era stata assorbita dagli oceani con le conseguenze di cui sopra.

L’aumento della temperatura globale sta causando lo scioglimento del permafrost – il permafrost è lo strato di terra perennemente ghiacciata presente soprattutto nelle terre artiche; la sua estensione è notevole ma quello che preoccupa è il fatto che all’interno di esso è intrappolata una enorme e imprecisata quantità di metano. Lo scioglimento di questo terreno porterebbe alla liberazione nell’atmosfera del metano stesso con conseguente repentino aumento dell’effetto serra e ulteriore aumento della temperatura. Un effetto autoalimentantesi che potrebbe avere conseguenze drammatiche per l’esistenza della specie umana.

Gli sconvolgimenti climatici avranno come conseguenza, a causa delle desertificazioni indotte, migrazioni di massa senza precedenti. E se oggi tocchiamo con mano questo fenomeno con tutti i ben noti disagi, un domani noi o i nostri figli potremmo fare  i conti con qualcosa di molto peggiore.

Quanto detto sopra è in qualche modo propedeutico per  parlare di NIMBY (Not In My BackYard – non nel mio cortile) perché una delle cause della mancanza di decisione dei nostri politici (mancanza Piano Energetico Nazionale) è la paura di perdere consensi quando a fronte anche del solo parlare di una nuova installazione, di qualunque genere, montano inevitabilmente le proteste, inevitabilmente arriva qualcuno che soffia sul fuoco e queste proteste le cavalca per guadagnare consensi e magari anche per rendere interminabile un determinato lavoro e specularci sopra aumentandone enormemente i costi. Inutile dire che simili situazioni troppo frequenti in Italia sono una delle ragioni per cui il nostro paese va male.

Allora si protesta su tutto, in campo energetico poi si arriva ad autentiche assurdità. Si protesta per le centrali nucleari, per le pale eoliche, per i pannelli solari, per i rigassificatori, magari si protesta molto di meno per la trasformazione a carbone di una centrale, come è avvenuto a Civitavecchia. Le motivazioni che si adducono poi sono spesso del tutto campate in aria e non corrispondono alla realtà, ad una realtà che solo i tecnici conoscono. Così si arriva a dire ad esempio che è meglio non impiantare le pale eoliche perché possono indurre l’epilessia se vengono guardate fissamente e altre amenità del genere.

Nimby

la sindrome del NIMBY

Bisogna ricordarsi che quando si torna a casa la sera e si spinge l’interruttore si pretende che la luce si accenda e se non si dovesse accendere ci arrabbiamo pure. Ma per accendere la luce da qualche parte l’energia elettrica deve arrivare e da qualche parte e in qualche maniera va anche prodotta. Si devono trovare le soluzioni migliori si devono magari introdurre meccanismi compensativi, per cui chi sia vicino ad una centrale di qualunque natura e debba per questo sopportare un disagio possa godere di una compensazione.

E’ vero che ogni modalità di produzione di energia elettrica comporta dei disagi e riprendendo una delle mie affermazioni iniziali, cioè che non esiste un modo di produrre energia che non abbia un impatto sull’ambiente si deve soltanto capire quale è più adatto al sito in cui si vuole impiantarlo.

Quindi ogni volta che qualcuno protesta sarebbe opportuno chiedersi se questa protesta è legata a qualcosa di reale oppure è soltanto campata in aria….ma per fare questo occorre essere degli esperti e non ci si può lasciar guidare da capipopolo o leader improvvisati il cui fine la maggior parte delle volte non è quello della salvaguardia dell’ambiente o della salute ma nasconde altri interessi, quasi sempre non limpidi.

Nelle immagini riporto le copie di un volantino contro l’installazione di pale eoliche su una montagna. Dice anche delle cose vere ma il problema è un altro, se ci fosse un piano energetico secondo cui ogni installazione è inserita in un contesto generale di previsione e di gestione della produzione e del consumo di energia elettrica allora la protesta perderebbe gran parte della sua legittimità. Purtroppo siamo ben lontani da una simile situazione.

Emilio Santa Maria – ingegnere meccanico sul Nimby

One Response

  1. Emilio Santa Maria 14/12/2013

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