Maurizio Viola e il lavoro passato declamato in versi dialettali

Maurizio Viola e il lavoro passato declamato in versi dialettali

Maurizio Viola

Avere un poeta in ufficio è una cosa molto bella, perché il poeta è un uomo che vede il mondo

e lo sa tradurre in versi e fa vedere le cose che tutti gli altri non notato o notano senza notare …

Maurizio Viola Claudio Pace

(Pasqua 2006) Sulla destra Maurizio VIola, con in mano una poesia su San Valentino, alla sua destra il sottoscritto

Per anni questo privilegio lo ho avuto e il poeta di cui parlo è Maurizio Viola,

riconosciuto vernacoliere ternano che nel centro elettronico dove lavoravamo faceva il cosiddetto programmatore di carico,

quello addetto ad avviare i lavori cosiddetti  batches,

che cioè non venivano eseguiti da un comando diretto di un ‘terminalista’

ma tramite una procedura verificata, corretta e lanciata da un programmatore di carico appunto.

Procedure anche vetuste in cui ogni volta andava cambiata la data dell’elaborazione,

perché nel linguaggio procedurale non esisteva

o non era conosciuto il modo di intercettare la data giornaliera

o perché non sempre era quella giornaliera la data del batch.   

Ricordi di quando l’informatica era un po’ più fatta a mano,

magari forse è ancora così, ma non è più così trasparente o almeno così non la vedo più.

Fortunatamente a Maurizio non stavo antipatico, anzi il contrario, altrimenti, cari miei,

negli stornelli suoi sarei stato fustigato, anzi ricevevo complimenti anche se ogni tanto qualche fustigatina la dava anche a me.

In una poesia del 2004 cosi scrive Maurizio Viola in riferimento al mio lavoro di sovraintendere ai lavori

di manutenzioni che le varie ditte facevano in sede, non era il mio primo incarico,

ero responsabile dei sistemi di qualità e sicurezza delle informazioni, ma lo facevo volentieri …

[…]

N’andra cosa de cui non me faccio capace

è la dedizione che ce mette Claudio Pace

nel seguì tutti li lavori

de l’elettricisti de l’idraulici e de li muratori

adesso c’avemo lu data center multifunzioni

pe’ elaborà li dati e pe’ immagazzinà li scatoloni

bisogna dì che anche se ce capisce poco

de logistica e de manutenzioni

je riesce bene a fa lu rompicojoni

meglio de Marcello de Famos e de Vincenzo

però adesso che ce penzo

lui rimarrà famoso

dopo che ha fatto fa lu buco su lu cancello

perché se lo ricorderanno tutti

andro che per quello. […]

Maurizio Viola

Il buco alla toppa

Il buco a cui si riferisce Maurizio Viola, è stata la classica toppa inversa

( di solito si mette una toppa al buco io invece con un buco misi una toppa)

 che feci per risolvere un errore fatto nel progettare l’allora nuovo impianto di video sorveglianza,

che prevedeva telecamera e campanello all’ingresso esterno di un cancello pedonale,

ma non all’interno, per cui chi usciva dalla palazzina,

se per qualche motivo il vigilante era impegnato su altro fronte e si dimenticava del suo uscire,

doveva tornare indietro per chiedere al vigilante di ricordarsi di aprire il cancello.

Fare un campanello interno anche solo sonoro su una colonnina di cemento armato,

non era cosa poi così facile come poteva sembrare, la soluzione più rapida ed efficace mi sembrò quella,

avendo dei saldatori in sede per i lavori di un cantiere edile, di tagliare nel cancello di ferro uno spazio,

per poter infilare la mano e suonare il campanello esterno.

Geniale no?

Costo quasi zero, due ore di lavoro di un saldatore e problema risolto e … immortalato nei versi di Maurizio Viola. 

Un’altra poesia molto significativa, anche essa derivata da un errore questa volta non progettuale ma di esecuzione del progetto di un nuovo data center, che prevedeva la ridondanza delle linee elettriche.

Due linee in modo che se per caso una si fosse guastata l’altra sarebbe divenuta operativa in tempo reale.

In fase di realizzazione però non si trovò mai il tempo di rendere operativa questa ‘doppia linea’ perché il farlo presupponeva la necessità di fermare tutti i server collegati in tante parti di Italia e del mondo di tanti clienti diversi, uno era collegato addirittura con il sud America.

Ecco che allora mi feci carico di organizzare insieme ai colleghi e ai fornitori, di interrompere il servizio ai clienti, una domenica pomeriggio, seguendo un piano di lavoro ben preciso che coinvolgeva molte persone, tra cui anche i programmatori di carico.

Questi nonostante che l’intervento fosse retribuito, straordinario domenicale, non gradirono molto e avevano ragione, domenica è sempre domenica, ma purtroppo domenica è anche il giorno più adatto per fare certe manutenzioni straordinarie.

Il giorno dopo, il gran giorno della messa in funzione della doppia linea, passai  un po’ da tutti, per ringraziare,

per scusarmi del disagio, ma da un collega di Maurizio Viola, che aveva gradito meno degli altri quella domenica pomeriggio passata a lavoro,  non sarei proprio dovuto passare …

Infatti ricevetti un … vaffa anch’esso immortalato per sempre nei seguenti versi del grande poeta Maurizio Viola.

Claudio Pace Blogger  Terni 30 Gennaio 2015 su Maurizio Viola

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