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Ricardo Cinalli Resurrezione e altre storie nella facciata del duomo di Terni

Ricardo Cinalli Resurrezione e altre storie nella facciata del duomo di Terni

Ricardo Cinalli

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Grazie ad un video ed un articolo di Repubblica il dipinto della facciata del duomo di Terni, opera del pittore argentino è diventato più popolare, anche se nell’articolo e nell’intervista le motivazioni non sono molto teologiche … Si insiste sul fatto che nel dipinto è ritratto il vescovo Paglia mentre viene sostenuto da un mendicante e un sacerdote, il compianto don Fabio Leonardis, desnudo e con tanto di tatuaggio sul bicipite oppure sui personaggi poco tradizionalmente santi che si trovano nell’opera e sui gesti non propriamente contemplativi che forse appartengono a chi dal centro del  labirinto del proprio inconscio non ha cacciato via il mostro e non ha ancora messo Cristo.

Ma al di là della polemica che naturalmente viene portata avanti in quanto fa scoop, come fa scoop la notizia che qualcuno abbia mai pensato di distruggerla o di coprirla, cosa che sinceramente, io che abito a Terni, non avevo mai sentito e nemmeno immaginato, l’opera di Ricardo Cinalli, al di là anche delle strumentalizzazioni che si possono fare anche da parte dello stesso autore, invita a parlare  e riflettere sulla resurrezione e sull’al di là, ma anche sulla materia.

Il Cristianesimo è materialista e il più grande evento artistico mai concepito su Dio e il Cristo, il Giudizio Universale della Cappella Sistina, esprime un concetto di corporeità e di materialità che supera perfino l’epoca in cui fu realizzata e in più racchiude in se, forse casualmente, una profezia, quella della restituzione delle chiavi di Pietro, che attesta come l’arte alle volte può essere  profetica anche involontariamente!

La resurrezione di Ricardo Cinalli, in realtà, mette insieme diversi concetti teologici. Il Cristo che trasporta nella Gerusalemme Celeste due reti piene di peccatori, sembra più richiamare il suo risalire dopo la discesa agli inferi, che non la resurrezione intesa in senso tradizionale o il giudizio universale descritto nel vangelo di Matteo.

Parlando ancora di Bibbia, il brano più calzante al dipinto, mi pare quello profetico di Ezechiele del capitolo 37almeno per quello che riguarda la parte inferiore del dipinto, un capitolo tra i più belli di quelli del profeta, che viene interpretato in chiave escatologica, come quello che cioè avverrà alla fine di questo tempo, ma che molto probabilmente si riferiva a situazioni concrete dell’epoca del profeta stesso, come attestano i versetti dall’undici al quattordici che riporto  a seguire.

Mi disse: “Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la gente d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti.
Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”. Oracolo del Signore Dio.

Insomma il linguaggio dei sepolcri è di grande attualità, anche il papa lo usa per descrivere i politicanti di oggi, che chiama sepolcri imbiancati, uomini di buone maniere e cattivi abitudini, che rischiano di rimanere fuori dalla rete del Cristo Misericordioso.

Claudio Pace su Ricardo Cinalli

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