Non dica Ascesi, ché direbbe corto ma Oriente se proprio dir vuole …

Non dica Ascesi, ché direbbe corto ma Oriente se proprio dir vuole …

Non dica Ascesi ché direbbe corto ma Oriente se proprio dir vuole …

Non dica Ascesi, ché direbbe corto ma Oriente se proprio dir vuole … Il Sole nel campanile della basilica di San Francesco

Non dica Ascesi, ché direbbe corto ma Oriente se proprio dir vuole sono le parole del XI Canto del paradiso.

Questo canto è stato oggetto di una mia relazione ad un convegno organizzato, dal Movimento Carismatico, nel 1990, proprio ad Assisi, e che aveva per tema il Paradiso.

Non è che il sottoscritto sia una dantista, sono solo un appassionato di Dante Alighieri, che ho studiato al liceo e riscoperto da adulto, ascoltando per radio le lectio dantis di Vittorio Sermonti.

Queste  lectio che mi hanno accesso una passione per il sommo poeta che ogni tanto viene fuori, spingendomi a rileggere quella poesia che a scuola mi sapeva così astrusa e difficile e che ora invece mi pare dolce, armoniosa, musicale.

E così al convegno di carismatici, invitato a parlare del Paradiso di Dante da un amico che conosceva questa mia passione,  non pretesi di dare una lettura critica e scientifica del testo che scelsi di commentare, il canto XI del Paradiso di Dante, quello da cui sono tratte le parole Non dica Ascesi che direbbe corto. 

Cercai di fare una lettura spirituale e incarnata, ricordando fin dalle prime parole ai convenuti che essi avevano il privilegio di trovarsi:  Intra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo…

Guida ad Assisi

Per chi viene ad  Assisi infatti, specie la prima volta,  le parole di Dante sono come una guida utile a cogliere lo spirito del posto che la modernità non è riuscito a spegnere.

Padre Dante, come tutti noi e come Papa Francesco in Umbria, nell’impatto con l’Umbria e Assisi in particolare, sentì di trovarsi in un posto dove veramente lo Spirito Vivificante, del Dio che si manifestò nel Roveto nella sua essenza come  l’Io Sono, si manifesta al tempo stesso come presenza con il Sono Io, cioè come Spirito Operante.

Lo Spirito Operante

Spirito Operante  che si palesa in anime come Chiara, Francesco e tanti che, dai primi compagni sepolti intorno a lui nella Basilica inferiore del santo a quelli di oggi che, hanno lasciato il mondo per indossare lo stesso saio scuro, diventano (o hanno la responsabilità di diventare) manifestazioni del Pneuma Divino che mai abbandona la sua Chiesa e che scalpita per diventare dopo l’era Cristologica il protagonista di una nuova era pneumatica, dove non si parlerà più di Lui come del grande sconosciuto.

Ascesi

Di Assisi Dante ci offre due nomi diversi: Ascesi e Oriente. 

Ascesi, legato forse al significato storico del nome di Assisi, per quel senso di  salita che viene dalla posizione geografica del colle che bisogna salire per raggiungere o per andare oltre verso il monte Subasio e Oriente.

L’ascesi allegoricamente rappresenta la salita della persona verso le cose più alte dello spirito ma al contempo ricorda la salita verso il monte della croce che non fu un cammino catartico, snob, da intellettuale, ma un cammino verso l’abisso della morte e del non senso, dell’abbandono nel Dio che ti abbandona.

Recentemente questo senso di salire in, è stato introdotto, non si sa con quanto successo,  dal prof. Monti, in sostituzione dello scendere in campo nell’impegno politico … in effetti per chi fa vera politica, con spirito di autentico servizio si tratta di  salire veramente sul calvario.

Oriente

Ascesi, per Dante è già significato ma è un significato incompleto, il significato completo è invece Oriente, il luogo dove sorge il Sole che con la sua luce dirada l’oscurità dalla terra e permette la vita.

Questo poverello di Assisi, che voleva solo vivere quello che c’era scritto nel Vangelo, capace di piangere la passione di Gesù fino all’accecamento, fino a riviverla nel corpo con l’accettazione del dono delle stimmate è stato (ed è in coloro che vivono il suo stesso percorso seguendo la stessa regola) l’Oriente, il luogo dove sorge il sole di giustizia, Cristo Signore,  che al sole ha rubato la festa del Natale e della domenica perché è Lui il vero sole che ci ha visitato dall’alto e ha rischiarato quelli che sono nelle tenebre e nell’ombra della morte.

Da Ascesi a Oriente, c’è una trasformazione di nome, che come è noto potrebbe avere un carattere fondativo, e Assisi infatti, da quando ebbe Francesco non fu più una delle tante città dell’Italia centrale, che all’ombra della potente Perugia, viveva la sua vita senza infamia e senza lode, ma divenne la città dell’accoglienza e della fede,  della pace e del Pneuma.

Pneuma cioè Spirito, di cui si avverte la presenza, non solo nei grandi capolavori dell’arte che le chiese custodiscono e che esse stesse sono in sé con la loro armonica architettura ma nella memoria storica di ogni gesto fatto da un perfetto imitatore di Cristo e della prima sorella, figlia e sposa  che lo seguì e che Dante misteriosamente non cita.

Amore e Povertà

L’amore che descrive nel sopracitato canto dantesco è infatti tra Francesco e madonna Povertà, non tra Francesco e madonna Chiara ma è amore sponsale, come quello che il poeta sta vivendo con Beatrice e che ci sta raccontando, fin dal suo trovarsi nella selva oscura per iniziare quella salita, ascesi appunto che culminerà nell’incontro con il Dio uno e Trino, con l’amore che muove il sole e le altre stelle.  

Chiara non trova posto tra le donne di Dante ma è lei la Madonna Povertà  che già sposò il Cristo sulla Croce.

La povertà l’unica compagnia rimasta al  Gesù agonizzante, dopo che lo stesso  affidò alla Domina, Maria sua Madre,  il figlio prediletto e al figlio la Madre, con una formula sponsale attestata dalla conseguenza del gesto: da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. A Dante e ai suoi lettori di ieri e di oggi non era ignoto il fatto che Chiara, pressata dal papa di allora a chiedere per se e le sue sorelle qualche privilegio chiese il privilegio di vivere in santa povertà e non era ignota nemmeno quell’immagine che si vede alla destra del crocifisso di San Damiano, dove il sangue che sgorga dal costato innaffia una figura femminile ed una maschile.

Mistico Sponsale

Queste  possono ben rappresentare la Madre e il discepolo amato, Chiara e Francesco, Beatrice e Dante e ogni coppia che ha raggiunto quel grado di amore cosi raffinato e cosi gradito a Dio. I giusti, che pur Dante descrive nel suo poema fanno sentire Dio un Dio Giusto, i santi lo fanno sentire Santo, ma le coppie che vivono quest’amore sgorgato dal sangue e l’acqua del costato di Cristo, fanno sentire Dio, Dio.

Questo è l’amore più raffinato che Dante sente di vivere, il suo messaggio più profondo che esce, nemmeno troppo nascosto dalle sue terzine, l’intuizione del dolce stil novo, la sintesi del suo faticoso cammino tra i tre mondi ultraterreni, anche questo simbolo del faticoso cammino di fede nel mondo terreno che apre le porte ad un destino di felicità eterna .

Claudio Pace Terni 19 7 2013 Blogger su Non dica Ascesi rivisto il 26 3 2107

Questo l’audio della conferenza tenuta ad Assisi a Villa Santa Tecla il 29 Agosto del 1990:

Non dica Ascesi:

A seguire il primo minuto e mezzo della stessa conferenza con audio di scarsa qualità

 

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