Fratello Maggiore consigliodilettura: “1984” di George Orwell

Fratello Maggiore #Consigliodilettura “1984” di George Orwell

Fratello Maggiore

Normalmente definiamo Classico, un libro che scavalca i confini dell’epoca in cui è stato scritto ed arriva in quelle successive perché nel raccontare i fatti presenti, passati o futuri lo scrittore coglie qualcosa che rimane attuale o comunque di interesse nelle generazioni che seguono.

Fratello Maggiore copertinaNel leggere un classico ciascuno di noi è influenzato poi dalla sua cultura, dal suo background, come si dice ormai comunemente, di conoscenze, credenze, studi fatti, libri letti, esperienze vissute.

Parlando di 1984 un classico di George Orwell, che è il mio consigliodilettura twitteriano la prima cosa che rilevo nella mia ottica, è la debolezza della traduzione italiana di Big Brother in Grande Fratello, fa perdere qualcosa che invece è tipico del background inglese, del mondo non del tutto perduto della  King  James Bible, proprio perché il primo Big Brother, fratello maggiore, è quello della parabola dei figli prodighi, (Lc 15,11),dove è appunto il fratello maggiore quello che fa la parte peggiore.

Il fratello maggiore che difende il proprio territorio nella proprietà del padre, guadagnatosi in anni di duro lavoro, ma che misconosce i sentimenti della gioia e della festa che il padre sente necessaria per il ritorno del figlio perduto e che il big brother reputa ingiusta. Anche lo scopo nascosto della vita del fratello maggiore, avere un capretto in dono, è davvero deludente …

Fratello Maggiore la neolingua  Un Classico come 1984 che ha per protagonista un non eroe o forzando un po’ il neolinguismo proposto da Orwell un ‘NonSvile’ non può essere ridotto ad un attacco delle ideologie totalitarie, ad una lettura della storia pessimistica o ad una proiezione nel romanzo delle sue delusioni di militante rivoluzionario socialista, durante la guerra civile spagnola, che rischiò di essere epurato, vaporizzato come tanti individui dell’Oceania Orwelliana perché di ostacolo al normale svolgimento del ciclo del potere, ormai saldamente in mano agli ‘alti’.

Orwell fa una riflessione profonda sul senso della vita e sull’importanza del linguaggio e la fa nonostante il suo pessimismo e lo slieto fine del romanzo stesso, la morte di Winston ormai piegato fino al punto di amare il Fratello Maggiore e di essere contento di subire quella pallottola in testa che porrà fine alla sua vita grama.

Una vita che oscilla tra il furto del cioccolato alla sua sorella malata al rinnegamento dell’unica cosa che era rimasta nel suo intimo, l’amore per Julia, per paura di essere sbranato dei topi, ai momenti e ricordi lieti trascorsi a giocare con la mamma o a fare l’amore con Julia, consapevole quale prezzo avrebbero pagato per tale trasgressione, per tale psicoreato.

E quanto attuali sono le sue considerazioni sul linguaggio, che vediamo stravolto ogni giorno nei social media, o sulla mancanza di memoria che affligge la nostra società, dai giovani che sanno tutto degli One Direction ma se gli fai una domanda di storia, rischi di avere la stessa risposta che danno la maggioranza dei parlamentari intervistati dalle iene …

Qual’è l’unica nota consolante dunque di 1984?

Il libro stesso, il fatto che lo scriva che denunci come rischia di ridursi il pianeta se non si prende coscienza che non si può vivere nel nome del dio Potere per garantirsi, per l’esiguo tempo di una vita, il massimo agio possibile.

Ma quali sono le soluzioni, visto che la rivoluzione dei prolet come di altri è solo una utopia come tutte le rivoluzioni?

Orwell le lascia al lettore, lui deve risolvere il “2+2=’ ,  io proporrei una soluzione che Orwell forse avrebbe scartato come ogni cosa che ha sapore di Religione: E se Dio esistesse e non fosse vera l’equazione ‘dio è potere’ di O’Brien ma altre come quella di ‘Dio è Amore’, Dio è Misericordia?

Claudio Pace Fiuggi 14 Agosto 2015 su Fratello Maggiore

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