Spazio Tempo teologico e Trinità nel Figlio di Dio nei messaggi di Medjugorje

Spazio Tempo teologico e Trinità nel Figlio di Dio nei messaggi di Medjugorje

Spazio Tempo teologico

Medjugorgje fenomeno devozionale?

Qualche anno fa, mi trovavo in una stanza dell’ospedale di Terni,

come paziente ricoverato per il solito problema dei calcoli renali.

Un ministro dell’eucarestia, un volontario che prestava questo servizio in ospedale,

era una domenica mattina, si mise a parlare con un altro paziente della mia stessa camera,

di Medjugorje e dei suoi messaggi.

Ricordo come fosse ieri, il suo pensiero, per altro molto simile a quello che avevo già sentito da altri sacerdoti

e che in sostanza ritiene i messaggi come frutto dell’esperienza spirituale del veggente e pertanto non condannano la devozione

ma la minimizzano, ritenendola appunto solo una devozione, un qualcosa priva di profondità e dimensione teologica.

In pratica salvano la fede e l’entusiasmo dei fedeli ma confinano quanto accade nell’ambito del devozionale,

che è un genere pericoloso perché può scivolare nel fanatismo, che deve essere governato e confinato

fino a quando, come tutte le cose anche le più belle, Medjugorgje passerà … così almeno pensano alcuni.

Non approfondì il discorso perché ad una mia domanda il ministro rispose ripetendo gli stessi concetti

senza dare valore aggiunto con argomentazioni diverse, approfondimenti, etc.

Profondità teologica

Questo episodio mi è venuto in mente perché ascoltando per caso, su Radio Maria, uno degli ultimi messaggi

e nel ricercarlo poi su internet mi è capitato di leggere i più recenti e di trovare delle frasi

che mi pare vadano in direzione opposta a questa spiegazione devozionale del fenomeno ‘Medjugorje’.

Per esempio questa frase all’inizio del messaggio del 2 ottobre 2017 pone in essere il problema del tempo,

tirando in ballo le conoscenze acquisite fino ad oggi sul tempo e lo spazio grazie anche a  personaggi del calibro di Sant’Agostino

( vedi il paragrafo del Cap. XI che tratta del tempo) e dello stesso Albert Einstein che postulò:

  1. La costanza della velocità della luce e la sua indipendenza dall’osservatore;
  2. La dipendenza dell’osservatore nelle sue osservazioni dello spazio tempo;
  3. La variabilità della massa energia ( dall’equazione della fisica classica F=MA con massa fissa e forze dipendenti dall’accelerazione e non dalla velocità a E=MC2  con massa che può, deve variare nell’ipotesi che sia fissa la velocità della luce)

Le conseguenze delle cattive applicazioni di queste scoperte fanno parte della storia del secolo passato

e sono un pericolo per quello presente ma questo è un altro tema,

che riguarda l’etica non la scienza che in se non è né bene né male e il suo uso da parte degli uomini che può essere buono o cattivo. Spazio tempo teologico

Spazio tempo teologico nel messaggio di Medjugorje

Nel messaggio del 2 ottobre 2017 si legge infatti:

Cari figli, io vi parlo come Madre: con parole semplici, ma colme di tanto amore e sollecitudine per i miei figli, 

che per mezzo di mio Figlio sono affidati a me. 

Mio Figlio invece, che viene dall’eterno presente, lui vi parla con parole di vita e semina amore nei cuori aperti. []

Ecco in questa semplicissima espressione, la distinzione tra la dimensione creaturale di se stessa e increata di suo Figlio.

Lei Maria, creatura e quindi soggetta alla semieternità del tempo, suo Figlio invece vero uomo, da lei concepito nel suo ventre

e vero Dio nel suo essere il Verbo Incarnato, e dunque Eterno nella sua natura divina.

Anzi più precisamente sovraeterno se non vogliamo considerare il tempo superiore a Dio stesso,

ma come lo spazio e quindi lo spaziotempo come entità create da Dio e dunque il Verbo è sovraeterno perché per Dio tutto è un eterno presente,

e l’eterno presente è in qualche modo una quinta dimensione.

Quinta solo per distinguerla ma non in senso complementare perché in realtà ingloba lo spazio tempo stesso,

è come se ogni istante dello spaziotempo finisse su una specie di data base di tutto

che è l’eterno presente di cui parla il messaggio di Medjugorje.

Siamo in presenza di un concetto diverso di spazio tempo: lo spazio tempo teologico dell’eterno presente.

Siamo nel campo del devozionale dunque? A me non pare proprio.

Filtro teologico o spontaneità

Qualcuno, potrebbe pensare maliziosamente, che questi messaggi diffusi da Medjugorje, siano stati preparati prima da qualche teologo,

connivente e che dunque se il linguaggio, semplice, risulta elevato sia proprio per un trucchetto di questo genere.

Escluderei, anche questa ipotesi, perché i messaggi non appaiono ‘ripuliti’, presentati in modo ineccepibile.

Per esempio analizzando il messaggio del 2 di Novembre 2017, l’ultimo al momento in cui scrivo queste mie,

si legge, in conclusione dello stesso, un’espressione che mi ha davvero colpito per la sua ‘audacia’ teologica:

[…] Non dimenticate mai che mio Figlio, unico e trino, vi ama. Pregate ed amate i vostri pastori. Vi ringrazio.

Se ci fosse stato un filtro o una sorta di preparazione, una espressione così audace non sarebbe venuta fuori.

Questa espressione potrebbe essere un errore di trascrizione, nell’ascolto o nel riporto del messaggio,

l’originale potrebbe essere stata non ‘Mio Figlio’ ma ‘Dio’ oppure potrebbe esserci l’espressione di un concetto teologico.

Ma ammesso che il testo sia fedele al messaggio, in che senso il figlio potrebbe essere uno e trino ( o unico e trino)?

Come si può spiegare una espressione del genere senza arrampicarsi sugli specchi?

La Parola di Dio sul mistero trinitario

Spazio Tempo Teologico

Credo si debba approfondire questa espressione alla luce della Parola di Dio,

a quella Parola che si legge nelle lettere paoline in cui si dice da una parte che

Tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 

( 1 Tess 5,23 http://www.intratext.com/ixt/ITA0001/_PYV.HTM#9R )

che attesta la trinità di ogni essere umano e dunque anche di Gesù vero uomo e pertanto trino

e dall’altra È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza.

( Col 2,9-10 vedi http://www.intratext.com/ixt/ITA0001/_PYO.HTM#52 )

in cui si potrebbe accostare al termine ‘divinità’ il termine ‘trinità’ che come sappiamo non era in uso al tempo in cui fu scritto il NT.

che non riporta mai tale termine che è pure è implicito e contenuto nella Parola di Dio stessa.

Nel Vangelo di Giovanni

E ancora nel Vangelo di Giovanni leggiamo:

Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 
Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. 

( Gv 14,8-11 http://www.intratext.com/ixt/ITA0001/_PVY.HTM#3P)

Se dunque il Padre è in Gesù, lo Spirito che indissolubilmente unito al Padre e al Figlio che unisce indissolubilmente,

non è nel Figlio che in questo senso sarebbe trinitario?

Spirito possente ed operante che Gesù chiama anche consolatore, come lui stesso lo è e che viene per la sua preghiera …

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,
lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce.
Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. (Gv 14,16-17)

e per la sua assenza nella storia terrena:

Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado,

non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. 

( Gv 16,7 http://www.intratext.com/ixt/ITA0001/_PW0.HTM#33 )

Magistero

Insomma ci sono tutti gli elementi per prendere in considerazione questi messaggi come un vero e proprio magistero mariano 

da non contrapporre ma da sottoporre al vaglio del magistero petrino, che potrebbe prendere in maggiore considerazione

non solo questi messaggi, ma la necessità di dare più spazio nella chiesa a coloro che hanno un carisma di profezia e che se lo hanno

non lo hanno per se stessi ma per il bene della chiesa e del mondo.

Accanto ai pastori che la Madonna raccomanda alla preghiera dei fedeli, bisognerebbe dare, coraggiosamente, un po’ più di spazio ai profeti.

Claudio Pace Terni 5 Novembre 2017 su Spazio Tempo teologico

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