Paolo Crepet A Terni parlando di Amore al tempo della rete

Paolo Crepet A Terni parlando di Amore al tempo della rete

Paolo Crepet

Ieri pomeriggio a Terni, al Palazzo Gazzoli, invitato dall’Istess e dall’Associazione culturale Pericle Paolo Crepet ha tenuto una conferenza parlando dell’amore al tempo della rete e non solo di amore. 

Un evento tra i tanti organizzati nella città che ha come santo Patrono San Valentino, ma forse il più comunicativo, per la straordinaria capacità che ha il relatore di fare capire delle cose apparentemente scontate e semplici ma che scontate non sono.

E così facendo partecipare il pubblico, con i suoi applausi, o con delle risposte scontate, come facevano una volta i predicatori nei pulpiti delle chiese, Paolo Crepet è riuscito a farci capire in che direzione stiamo andando per colpa della rete.

Chiedere per esempio le informazioni su via Carducci ad un abitante di una città italiana e non ad un navigatore fatto a Copertino, ad un estraneo, nonostante le obiezioni della figlia, può essere un modo per riappropriarci di qualcosa che la rete ci sta rubando, il rapporto umano.

Cupertino

Il valore aggiunto del chiedere ad una persona del posto è quello di sapere qualcosa che in California non possono sapere.

Per esempio se in quella via c’è un buon ristorante, o se bisogna andare qualche via più avanti per trovarne uno migliore e in quello migliore sapere cosa cucinano di davvero buono.

Singolare l’obbiezione di un giovane seduto tra le prime file, ‘ma c’è l’APP dei ristoranti’, che ha permesso a Paolo Crepet non solo di spiegare meglio il suo punto di vista sulla rete, su come ci sta facendo perdere il gusto dell’emozione, ma anche di rendersi conto che ormai una certa mentalità è ben radicata.

E cosi spiegandoci il fenomeno del Narcismo fotografico, della caduta del valore della fotografia, che non denuncia più nulla ma fa vedere solo le pietanze e i cuori disegnati sui cappuccini, Paolo Crepet ha ricordato come la rete rischia di far morire la creatività.

Arte è emozionarsi

Il racconto di gioventù dello svenimento di un suo amico artista che volle essere portato da Arezzo a San Sepolcro per ammirare dal vivo la famosa resurrezione di Cristo di Piero della Francesca, dei film di Pasolini e del cinema italiano di un tempo che sfornava almeno tre capolavori l’anno e del suo amico Renzo Piano, che invece di andare a mare, saliva nella lavanderia dell’ultimo piano del condominio per guardare l’infinito.

Oggi invece i bambini guardano i tablet, sanno fare lo scroll, ma sono diventati ciechi, non sanno più guardare l’infinito, eccoli ancora mammoccioni, attaccati alla mamma che li controlla e li schiavizza per troppo affetto, per troppa ansia, con questi iphone, impedendo di fare il loro cammino …

Avrei voluto fargli una domanda, ho evitato non era il caso, avrei chiesto a Paolo Crepet, se si sentiva un po’ un Giovanni Battista ai tempi della rete …

Paolo Crepet

La sala di Palazzo Gazzoli piena per ascoltare Paolo Crepet

Claudio Pace 5 3 2017 su Paolo Crepet a Terni

Uno dei capolavori del cinema italiano Francesco Giullare di Dio, di cui parlava Paolo Crepet, il film di Roberto Rossellini che per me è un capolavoro tra i capolavori, tra i protagonisti del film un certo frate Giovanni a cui faremmo cenno nel prossimo convegno sull’Acqua a Greccio

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