Mamma pensieri di un figlio che guarda le tue foto di ragazza

Mamma  pensieri di un figlio che guarda le tue foto di ragazza

MammaMamma,

guardando le foto di quando tue eri ragazza,

credo di poter dire che di te mi sarei pazzamente innamorato, che il tuo carattere forte,  il tuo egocentrismo e qualsiasi altro tuo difetto non avrei minimamente preso in considerazione.

Il tuo sguardo dolce e orgoglioso,  tenero e sbarazzino, dice solo: “amami, ma a tuo rischio e pericolo” …

Capisco papà che da quando ti incontrò, cara mamma, perse la testa per te.

Lui era un ufficiale, giovane, affascinante, non erano un problema per lui le donne, ma quando ti vide e ti conobbe mamma, cominciarono a non esistere più altre primedonne.

Così dopo l’8 Settembre, catturato nei Balcani, sopravvisse al pensiero di te, di incontrarti di nuovo, di sposarti …

Il desiderio di rivederti  riuscì a fargli vincere il freddo, la fame, la crudeltà, e l’angelo della  morte che nei campi di Dacao, troppo spesso faceva sentire la sua presenza.

E cosi mentre ti giungevano i  soldi della sua paga di militare che pur riceveva da prigioniero, e che ti aveva indirizzato tu ti chiedevi stizzita: ‘ma questo che vuole da me’?

Poi finalmente per papà, la liberazione, la quarantena, il ritorno a Palermo (i nonni lo riconobbero solo dalla voce), la lenta ripresa alla vita normale, il  lavoro e il coraggio di chiederti come fidanzata ufficiale e di sposarti mamma, in quella chiesa di San Domenico tanto cara a tutti i palermitani …

mamma e papà con i PerriconeCorreva l’anno 1951, ben sei anni dopo la fine della terribile guerra, con i danni delle bombe ancora visibili nei palazzi sventrati del Capo e della Vucciria, dai tanti bombardamenti inflitti alla città di Palermo.

Hai capito finalmente cosa voleva quel giovane ufficiale, mamma,  e gli hai detto, ”Sì”, rinunciando, anche se mal volentieri, al tuo lavoro di capoufficio alla Banca Nazionale del Lavoro a cui tanto eri attaccata, incurante dei colleghi maschi che non erano molto contenti di avere una donna per capo.

Allora si usava così, per le donne la famiglia veniva prima del lavoro, per mio fratello, mia sorella e me, che ancora non eravamo, fosti mamma al cento per cento, concedendoti solo un po’ di tempo per riprendere i libri e iscriverti ancora all’università e fare qualche esame per cercare di prendere quella laurea in Economia che tanto avevi desiderato dopo i tuoi brillanti studi di ragioneria.

Tra le tante cose mamma, che ricordo di te, quel tuo accompagnarmi all’oratorio alle quattro, perché ero troppo piccolo per attraversare le strade, mentre io ero già lì a giocare a figurine e tornavo a casa per non dispiacerti e metterti in ansia attraversando due volte la via Libertà e quelle strade che tu credevi non sapessi ancora attraversare.

E quel tuo portarmi a mare a Mondello di estate, e quella corsa al pronto soccorso di Villa Sofia , quando una porta di vetro chiusami all’improvviso, mi taglio le vene e per pochi secondi non mi portò via da te … ma non era ancora la mia ora.

Mi eri accanto, mamma mentre i dottori mi passavano i punti sul polso, per tamponare il sangue che scendeva copioso, e a me quasi quasi quella tua attenzione per me mi faceva rendere piacevole quel guaio che mi era capitato, di cui non potevo capirne la gravità … ero davvero troppo piccolo.

E quella zuppiera di porcellana che tiravi sempre fuori quando decidevi di fare la caponata?

A tavola ci leccavamo le dita, nessuno la sapeva fare bene come te e le patate fritte che eri costretta a contare per evitare che ci litigassimo per chi ne aveva avuto di più?

E i tuoi quadri Naif, semplici ma profondi,  quanto ti costò smettere di dipingere per  colpa una forte allergia alle mani che ti impedì di usare i colori?

Quando mi venivi a trovare a Terni o io venivo da te a Palermo, ti piaceva sentirmi cantare e io volentieri cantavo solo per te le canzoni della tua giovinezza …  canzoni napoletane,  patriottiche, degli anni cinquanta e qualcuna degli anni trenta e tu regolarmente mi chiedevi meravigliata, come facevo a conoscerle, e ripensavi, mentre ascoltavi assorta, quando con gli amici e le amiche a Milano o Salsomaggiore, dopo una dura giornata di lavoro, immersa nei conti della partita doppia, ti concedevi un po’ di svago.

Ed eri tu che ti mettevi a cantare sul palco, per la loro insistenza, quelle canzoni divertendoti molto e facendo divertire tutti.

Di quegli anni lontani  ogni tanto raccontavi qualcosa, anche di quel lo storico 25 Aprile, quando un amico di Milano, ti portò a vedere il macabro spettacolo dei morti, appesi ed esposti a Piazzale Loreto … non ne gioisti affatto ma capisti che il mondo stava cambiando per non cambiare poi davvero.

Ma è tutto passato,  oggi mi piace immaginarti, mamma, finalmente accanto alle persone a cui rivolgevi le tue preghiere, alla Madonna a cui snocciolavi tanti rosari e a padre Pio al quale facevi  preghiere speciali e a San Michele, a Don Bosco, Santa Rita e a papa Giovanni   …

Ora sono li accanto a te, e lì ancora puoi pregare Dio con loro, per i tuoi figli, mia moglie, i nipoti, le tante persone, anche preti,  che venivano a raccomandarsi alle tue orazioni.

Ora finalmente puoi danzare, a te che piaceva tanto farlo da ragazza, davanti a Dio ore e ore, con le persone che hai pregato, con le persone che hai amato, con altre persone con cui magari hai vissuto e che con te spero siano entrate definitivamente …  nel Suo Riposo.

Ti voglio bene bellissima Mamma!

Claudio Pace Blogger Terni 24 2 2015 alla Mamma

Un  filmato datato di TV7 che testimonia la devozione di Santa Rita a Palermo

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