Magnificat Il Canto del Magnificat Relazione di fra Alviero Niccaci ofm per Assisi Nel Vento per i 100 Anni di Fatima

Magnificat Il Canto del Magnificat Relazione di fra Alviero Niccaci ofm per Assisi Nel Vento

Magnificat

Magnificat: La relazione di frate Alviero Nicacci che ha concluso il convegno Dal Sole di Fatima al Vento di Assisi ASSISI NEL VENTO Vento dello Spirito nel centenario delle apparizioni di Fatima

Il Credo Lauretano e l’intervento di fra Niccacci sul Magnificat

Magnificat

Sei mesi dopo la visita dell’Angelo Gabriele a Zaccaria, a cui egli annuncia che sua moglie Elisabetta, anziana e sterile, partorirà un figlio che sarà chiamato Giovanni (Lc 1,11ss), l’Angelo appare alla Vergine Maria a Nazaret e le annuncia che partorirà il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo e lo chiamerà Gesù.

Le annuncia anche che sua parente Elisabetta è al sesto mese di gravidanza e subito Maria va in fretta da Elisabetta, la quale, con il bambino che le sussulta nel grembo, esclama a gran voce “tu sei benedetta fra le donne!” – anzi, si dovrebbe tradurre la frase “tu sei la più benedetta fra le donne” (1,42), altrimenti le donne che sono?, maledette? – no certo!, come tutte le creature di Dio le donne sono benedette, ma Maria lo è più di tutte!

Diciamo brevemente che questa traduzione rende al meglio la costruzione greca che si trova anche nell’ebraico: ad esempio, nel Cantico dei Cantici, l’innamorato dice tre volte all’innamorata: “tu sei la più bella fra le donne” (Ct 1,8; 5,9; 6,1).

Fatima speranza anche per i musulmani

E anche il Corano ha diverse espressioni che esaltano Maria e in un detto islamico Maometto dice di sua figlia Fatima: “Tu sei la più benedetta tra tutte le donne del Paradiso, dopo Maria”.

Secondo alcune interpretazioni, Maria ha scelto di essere riconosciuta come Nostra Signora di Fatima per dare speranza al popolo musulmano, che nel corso dei secoli aveva occupato parte del Portogallo.

Dopo l’acclamazione di Elisabetta, “tu sei la più benedetta tra le donne”, Maria prorompe nel suo canto di lode, il Magnificat, canto di ringraziamento per le grandi cose che Dio Onnipotente ha fatto per lei: “ha innalzato gli umili”, i piccoli, come i tre bambini di Fatima, che ricordiamo in questo centenario delle Apparizioni.

Faremo un cammino in tre momenti: 1. Il Canto del Magnificat, 2. Maria Donna Sposa Madre, 3. Paralleli egiziani e immagini della Madre di Dio e Sede della Sapienza – tutto facciamo in omaggio alla Vergine Madre Maria in questo messe di maggio a Lei dedicato.

Significato del nome di Maria

È significativo poi che il suo Nome, in ebraico מרים Miryám e in greco Μαριάμ Mariám, in base all’egiziano antico significa “L’Amata dal Signore, La Diletta”.

Infatti Meri-Amon, che significa “Amato dal dio Amon” – Amon era il dio principale della capitale egiziana Tebe –, era un appellativo diffuso tra i faraoni e le divinità egizie.

Si può dire perciò che l’appellativo egiziano Meri-Amon divenne presso gli ebrei Miryam, il magnifico nome di Maria, la Madre di Gesù, la Madre del Salvatore.

1. Il Canto del Magnificat

Diamo uno sguardo al canto di Maria attraverso delle corrispondenze che lo unificano:

Lode di Maria (vv. 46-47)

L’anima mia magnifica il Signore

e ha esultato il mio spirito in Dio mio salvatore,

  1. a) Motivazione: esperienza personale, con due verbi al passato (vv. 48-50)

perché ha guardato l’umiltà della sua serva:

ecco infatti che da ora tutte le generazioni mi chiameranno beata!

perché ha fatto per me cose grandi il Potente

(a.1)    la cui misericordia si estende fino a generazioni e generazioni

(a.2)    per coloro che lo temono

  1. b) (Motivazione:) esperienza generale, con sei verbi al passato (vv. 51-53)

(positiva) Ha fatto prodezze con il suo braccio…         (negativa) ha disperso i superbi…

(negativa) ha abbattuto i potenti…                                  (positiva)  ha innalzato gli umili…

(positiva) ha riempito di beni gli affamati…                   (negativa) ha rimandato i ricchi a mani  vuote

     a’)  (Motivazione:) esperienza di Israele, con un verbo al passato (vv. 54-55)

Ha soccorso Israele suo servo

(a’.1)   ricordandosi della misericordia come parlò ai nostri padri

per Abramo e per la sua discendenza

(a’.2)   per sempre.

Dal presente al passato

Si verifica così un passaggio dal tempo presente – “l’anima mia magnifica il Signore” –,  al passato – “e ha esultato il mio spirito” – e poi al futuro – “tutte le generazioni mi chiameranno beata”.

Anna di Elkana

Nel suo canto di gioia la Vergine Maria riprende frasi e atteggiamenti di donne del passato, madri di Israele, in particolare Anna (1Sam 1), seconda moglie di Elkanà, ma sterile, che per il motivo della gioia della salvezza si rivolge al Signore dicendo: “se davvero guarderai l’umiltà della tua serva” (1,11), e proclama “mi sono rallegrata nella sua salvezza” (2,1).

Sara moglie di Abramo, Lia, Giuditta e i Salmi

Un’altra donna del passato a cui Maria di  richiama è Sara moglie di Abramo che, alla nascita del figlio Isacco, proclama: “Un sorriso fece per me il Signore: chiunque sentirà ciò, si rallegrerà con me” (Gen 21,6).

Il tema della beatitudine “da ora tutte le generazioni mi chiameranno beata” (v. 48) riecheggia le parole delle madri d’Israele: Lia – “Per la mia beatitudine (è nato un figlio a Giacobbe)!, poiché le donne mi chiameranno beata” (Gen 30,13) – e anche di Giuditta – “Quando (i capi degli Israeliti) entrarono da lei, la benedissero tutti insieme e le dissero: ‘Tu sei la glorificazione di Gerusalemme, tu il grande orgoglio di Israele, tu il grande vanto della nostra gente!’” (Gdt 15,9).

In questi richiami Maria proclama la sua esperienza di Donna secondo il modello delle madri di Israele, ma Lei riveste anche i panni dell’orante biblico secondo il modello dei Salmi, tra cui: “La mia anima esulti nel Signore, / si rallegri nella sua salvezza” (Sal 35,9); “Voglio esultare e voglio rallegrarmi per la tua misericordia, / poiché hai guardato la mia umiltà, / hai considerato le angosce la mia anima” (Sal 31,8).

Attraverso la scelta delle parole, Maria, nuova Madre di Israele, assume l’attitudine e lo status dell’orante, leader dell’assemblea liturgica, che innalza la lode in mezzo ai fratelli secondo formule relativamente fisse della pietà ufficiale.

Inoltre Maria, Madre e Orante di Israele, si attribuisce dei tratti ancor più solenni, come sono quelli del re e anche del padre del popolo per eccellenza, Abramo.

Un’espressione significativa al riguardo è “tutte le generazioni” e il testo chiave è Sal 72,17, in cui si dice del re messia: “E siano benedette in lui tutte le famiglie della terra, / tutte le nazioni lo chiamino beato”.

Così le parole del Magnificat richiamano il tono solenne delle promesse patriarcali e regali che Maria sente giungere a compimento su di sé.

Ha fatto in me Cose grandi

I riferimenti al passato che compaiono nel Magnificat rievocano “le cose grandi” che Dio ha fatto nell’AT: ad esempio, la liberazione dall’Egitto, di cui Dt 10,21 dice a Israele: “(Il Signore) è lui il tuo vanto ed è lui il tuo Dio, il quale fece in te queste cose grandi e gloriose che i tuoi occhi hanno visto”; e anche Sal 105,21 che dice degli Israeliti: “Si dimenticarono del Dio che li salva, / che fece cose grandi in Egitto”.

Inoltre le parole di Maria richiamano il profeta Malachia che proclama la beatitudine del popolo religioso di Israele: “E vi chiameranno beati tutte le nazioni, / poiché voi sarete una terra desiderata – ha detto il Signore degli eserciti” (Ml 3,12).

L’affermazione del Magnificat circa la misericordia perenne di Dio (v. 50) ha due paralleli stretti nel Sal 102: “Il Signore magnificò la sua misericordia su coloro che lo temono” (v. 11), e “E la misericordia del Signore è da sempre e per sempre su coloro che lo temono” (v. 17), in cui il salmista mette insieme le opere passate di Dio (“magnificò la sua misericordia”) e quelle di sempre (“la misericordia del Signore è da sempre e per sempre”).

E le proclamazioni dei vv. 50-52 “ha fatto per me cose grandi il Potente… ha disperso i superbi… ha abbattuto i potenti” riprendono Sal 118,15-16: “La destra del Signore ha fatto prodezze, / la destra del Signore è innalzata, / la destra del Signore ha fatto prodezze”; e anche Sal 89,11: “Tu (Signore) hai umiliato come un ucciso Rahab (il mostro) superbo / e con il braccio della tua forza hai disperso i tuoi nemici” (cf. 135,10; 136,17-18; Sir 10,14-15; 1Sam 2,4-8, ecc.).

Misericordia

In conclusione, la misericordia, vista come comportamento costante di Dio, è il tema guida del Magnificat, il filo d’oro che collega l’esperienza personale di Maria a quella collettiva di Israele.

Maria legge l’opera di Dio in lei alla luce delle opere antiche in favore del popolo (“ha fatto per me cose grandi – ha fatto prodezze col suo braccio”) e, viceversa, vede il futuro del popolo mutato dall’opera che Dio ha fatto in lei: “la misericordia (di Dio) si estende fino a generazioni e generazioni…” (v. 50) e “come parlò ai nostri padri, per Abramo e per la sua discendenza per sempre” (v. 55).

La terminologia del cantico mostra dunque Maria nella sua esperienza di donna sul modello delle madri di Israele (Anna, Lia, Sara e Giuditta). La mostra anche come leader del popolo orante, che adotta formule tipiche dei Salmi.

Dipinge la sua figura con tratti matri- / patriarcali e regali (“ecco infatti d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”) che la pongono come inizio, simbolo e termine di riferimento della discendenza di Abramo per sempre.

Maria Madre

Maria è “la Madre del mio Signore”, come la chiama la parente Elisabetta (Lc 1,43), e perciò è “Madre/Genitrice di Dio” e in questo ha dei paralleli interessanti con la letteratura egiziana antica, che designa la dea Iside come mut-nuter “genitrice del dio” Horus, e i discendenti cristiani copti tradussero quel termine in greco con theotokos “Genitrice di Dio” – come ha ricordato Papa Francesco il 28 aprile scorso nel suo discorso in Egitto al Papa Copto Tawadros. Inoltre ci sono magnifiche statuette egiziane di Iside che allatta il figlio Horus e i copti presero da queste immagini l’ispirazione per rappresentare la Madonna lactans (“Madonna che allatta”), che divenne immagine popolare nell’Egitto cristiano, come vedremo nelle foto alla fine.

2. Maria Donna Madre Sposa Figlia

Il Vangelo di Giovanni apporta un contributo notevole sul rapporto tra Cristo e Maria, benché nomini Maria solo in tre casi e mai per nome – alle nozze di Cana (Gv 2,1-11), un piccolo accenno della sua andata a Cafarnao con Gesù, con i fratelli e i suoi discepoli (2,12), e infine nella grande scena sul Calvario (19,25-27).

Giovanni non ha niente circa l’annunciazione, la nascita, la fanciullezza di Gesù. Inizia dall’alto, presentando subito Gesù come il Logos-Parola di Dio incarnata; Logos da sempre presente nella creazione ma non accolto; Logos che diventa carne, dà a quelli che credono nel suo nome il potere di diventare figli di Dio e porta la Grazia e la Verità come compimento della Legge data in antico per mezzo di Mosè; Figlio unigenito che ha rivelato il Padre invisibile (1,1-18).

Giovanni non dice nulla sull’origine umana di Gesù. Evidentemente presuppone queste conoscenze e si preoccupa di mostrarne il senso profondo, la novità e insieme la continuità tra la rivelazione perenne di Dio nella creazione attraverso il Logos-Sapienza con cui tutto è stato fatto, la rivelazione del Logos-Parola nell’Antico Testamento e la rivelazione definitiva del Logos incarnato nel Nuovo Testamento, nella Chiesa e fino al compimento finale.

Calvario

Ci fermiamo un pochino sulla scena più significativa, quella sul Calvario (19,25-27), esaminando alcuni dettagli significativi:

  • Maria viene detta prima “sua Madre”: “Presso la croce di Gesù stavano sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena” (19,25), poi semplicemente “la Madre”: “Gesù allora, vedendo la Madre e vicino il discepolo che amava, dice alla Madre: «Donna, ecco tuo figlio»” (19,26);
  • Ugualmente il discepolo viene detto prima “il discepolo che Gesù amava”, poi semplicemente “il discepolo”: “Poi dice al discepolo: «Ecco tua Madre». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (19,27).

Questo linguaggio riflette quello che Gesù crocifisso realizza in quel momento: sua Madre diventa la Madre, il discepolo amato diventa il discepolo, rappresentante di tutti i discepoli lungo i secoli; Maria è ora la Madre non solo di Gesù ma di tutta Chiesa. Si manifesta così e si rafforza l’unità della Chiesa Regno del Crocifisso, già simboleggiata nella tunica di Gesù non divisa, e si delinea anche la comunione tra i membri della Chiesa nelle varie funzioni, dato che si dice che il discepolo la prese con sé, nella sua casa.

Il richiamo a Genesi

Un altro paio di dettagli sono significativi:

  • Ritornano in questa scena sul Calvario i due titoli di Maria: Madre e Donna. Questi due titoli rimandano evidentemente ai racconti delle origini del mondo, della vita e della coppia uomo-donna destinati a crescere, moltiplicarsi e dominare la terra:

– Ricordiamo anzitutto Gen 1,27: “Allora Dio creò l’uomo (= l’essere umano) a sua immagine: proprio a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”.

Nella sua concisione è questo uno dei passi più straordinari della Bibbia: l’essere umano è creato a immagine di Dio e l’immagine si realizza nella differenziazione dei sessi:
“a immagine di Dio // maschio e femmina”; l’essere umano è immagine di Dio in quanto è uomo-donna, uno e due insieme: “lo creò // li creò”.

– Un’altra prospettiva sulla coppia umana ci viene dal racconto di Gen 2: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto simile a lui” (v. 18); e questo aiuto non è
nessuno degli animali ma una “costruzione” fatta con una costola presa dall’uomo stesso (vv. 21-22).

Quando la vede, Adamo si entusiasma e gli fiorisce sulle labbra la prima poesia: “Lei  questa volta/finalmente è osso delle mie ossa / e carne della mia carne! / Lei sarà chiamata donna, / poiché dall’uomo è stata presa lei!” (v. 23). “Per questo – continua il testo – l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna/moglie e i due saranno una sola carne” (v. 24).

– Da Gen 2,23-24 comprendiamo il valore del titolo “donna”, la sua complementarietà con l’uomo al punto che il termine ebraico stabilisce un gioco di parole che non si può
rendere in italiano: ∑îå / ∑iååâ “uomo / uom-a”! Il valore dell’altro titolo “madre” è legato, ohimè, alla situazione dopo il peccato e al parto nel dolore (3,16); allora Adamo       dette un altro nome alla sua donna: “Allora Adamo chiamò il nome della sua donna/moglie Eva perché lei fu la madre di tutti i viventi” (3,20).

I titoli di Maria a Cana e al Calvario

Il fatto che sia a Cana che sul Calvario Gesù dà a Maria i due titoli Donna e Madre assume perciò la risonanza degli inizi della vicenda umana sulla terra. Ciò che l’evangelista racconta costituisce un nuovo inizio della vita, un inizio che riporta la realtà alla purezza originaria, anzi porta a perfezione il piano di Dio Padre per l’umanità. Sulla croce Gesù manifesta sé stesso come il nuovo Adamo e Maria come la nuova Eva, Donna e Madre non solo di Gesù ma anche dei discepoli, della Chiesa lungo i secoli.

  • L’altro dettaglio è: “E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”. Compare di nuovo questo termine carico di senso: l’“ora” della Croce, il tempo del compimento, della piena rivelazione, della nuova realtà con nuovi Progenitori e una nuova umanità.

Colpisce il fatto che Gesù applichi a Maria i due titoli di Madre e di Donna in rapporto al Discepolo. In realtà Maria è simbolo della Chiesa madre dei fedeli, mentre il Discepolo è simbolo dei figli della Chiesa, cioè dei credenti. Sono comunque aspetti di un’unica realtà di amore e di vita che vanno al di là dei limiti propri delle relazioni umane, per cui Maria, come la Chiesa, è nello stesso tempo Madre, Sposa e Figlia.

Il Saluto di san Francesco alla Madonna

Mi viene alla mente il Saluto alla Beata Vergine Maria del Padre S. Francesco (FF 259):

Ti saluto, Signora santa, regina santissima, Madre di Dio, Maria,
che sempre sei Vergine, eletta dal santissimo Padre celeste e da Lui,
col santissimo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.

Tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ti saluto, suo palazzo.

Ti saluto, sua tenda.
Ti saluto, sua casa.
Ti saluto, suo vestimento.

Ti saluto, sua ancella.

Ti saluto, sua Madre.

3. Paralleli egiziani e immagini della Madre di Dio e Sede della Sapienza

Concludiamo ( vedi ultime pagine del successivo file pdf) con alcune immagini di Maria: a) a somiglianza della dea egiziana Ma‘at, b) della Sapienza compagna di Dio durante la creazione dell’universo, c) Maria Sede della Sapienza che è Cristo, d) Maria Contenitrice dell’Incontenibile Cristo.

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