IERI una IRI Europea per uscire davvero dalla Crisi

IERI una IRI Europea per uscire davvero dalla Crisi

IERI Ieri Istituto Europeo per la RicoSTRUZIONE Industriale IERI

Forse alle generazioni di oggi, la parola IRI dice poco o completamente nulla.

L‘IRI Istiituto per la ricostruzione industriale fu concepito in epoca fascista e quando fu fondato nel 1933, nessuno immaginava che la sua storia sarebbe stata lunga e fondamentale per la crescita dell’Italia del Novecento che arrivò verso la fine a diventare la quarta potenza economica mondiale. 

L’iri fu trasformato in società per azioni prima negli anni 90 e poi liquidato nel 2002 come fosse stato un inutile carrozzone fonte di debiti e di sciagure, ma come è che adesso il debito pubblico è al suo massimo storico? E’ tutta colpa dell’EURO?

O meglio è tutta colpa dell’aver perso la ‘Sovranità Monetaria‘ con la privatizzazione della Banca d’Italia prima e poi la stessa moneta, la lira, dopo? E il fatto che si assista ancora al fenomeno della de-italianizzazione della proprietà dei marchi e delle aziende italiane, ultima in ordine di tempo la Indesit che sta  diventatando Whirlpool è un bene o un male per l’economia italiana? E se è un male, è un male incurabile? …

IERIIn tempi in cui si raccolgono voti promettendo meno tasse sulla casa, maggiori pensioni per le casalinghe, il reddito di cittadinanza per tutti i cittadini italiani che non lavorano, sempre senza mai spiegare i dettagli concreti di come fare o spiegandoli ma in modo poco convincente, I famosi  80 euro di Renzi, che hanno sortito il loro effetto sul voto (fatto salvo che pare siano stati presi mescolando un po’ le carte), sono un rompicapo impossibile per il ministero dell’economia che ha fatto salti mortali pur di mantenere la promessa ma solo per quest’anno.

Si promettono sempre tagli e spending review che sono solo di servizi però mai di sprechi mentre si assiste silenziosi  e allibiti agli aumenti che le caste, anche quelle periferiche, continuano a darsi con aliquote regionali e comunali (salvo eccezioni) sempre più care e tasse che strozzano sempre più la voglia di fare impresa in Italia, insieme al caro bolletta sulle cui motivazioni ci sarebbe da dire non poco e la giustizia lumaca che rende sempre meno certo il credito aumentandone i costi di approvvigionamento,  gli interessi.  

Tutta questa situazione paralizza il governo nazionale, che anche volesse, non ha risorse concrete da spendere per le imprese, e queste riforme ,semmai si faranno, chissà quando faranno sentire i loro benefici effetti se mai ci saranno effetti benefici e non sarà il solito cambiare tutto per non cambiare nulla di gattopardiana memoria.

La proposta dell’IERI, di tornare all’IERI, è una proposta molto concreta e per certi versi rivoluzionaria che il governo Renzi, sfruttando il suo semestre europeo potrebbe far digerire all’Europa e ai professori del liberismo che con la loro politica del libero mercato e del rigore di danni ne hanno fatto davvero tanti.  

Occorre una nuova IRI per non vedere morire completamente l’industria italiana e siccome non ci sono più soldi nelle casse italiane, i soldi per finanziarla possono essere presi dall’Europa rottamando il perverso meccanismo per cui noi contribuiamo alle casse dell’Europa sempre e comunque mentre non riusciamo a spendere i contributi che l’Europa ci destina o se si spendono, si spendono male senza ‘creare’ lavoro. 

Se questi contributi andassero ad una IERI, che facesse per l’intera Europa, specie per il sud e l’Est dell’Europa, non sarebbe finalmente una risposta concreta al dramma del lavoro di cui tanto si preoccupano gli europarlamentari?

Al ricco nord Europa non conviene l’impoverimento del sud e dell’est!

Che senso ha essere del PSE, del partito ‘socialista’ europeo come Renzi se poi si ragiona da liberali incalliti che più liberal non si può?

Lasciare al mercato la decisione del futuro dell’economia, delle persone, dei progetti, delle industrie non è una buona idea, tanto più che oggi ci sono certe potenze finanziarie che emettendo carta (derivati) controllano il mondo e possono fare cadere un governo Renzi come già fecero cadere un Berlusconi, che quanto meno ebbe un sostegno popolare al voto politico ben più consistente, sebbene le ultime europee abbiano molto rafforzato il nostro premier attuale. Proporre e attuare una IERI in Europa sarebbe davvero un successo italiano concreto e molto più tangibile dell’ottenere un commissario europeo importante italiano, saremo tutti contenti di vedere la Mogherini commissario per gli esteri, ma al lavoro italiano cosa ne cale?

E allora speriamo che Renzi sposi questa idea, che viene da Terni, da dove si vive con un piano industriale conseguenza anche di scelte della precedente commissione antitrust che non hanno danneggiato solo Terni ma anche i finnici che hanno rimesso anche del pubblico denaro che avevano investito nell’acquisto, poi bocciato,  di Terni.

Tutto ciò non rende più debole l’Europa anche nei confronti del mercato mondiale che ha regole più moderne e meno burocratiche?

La burocrazia europea o non cambia o ci seppellirà.  La IERI, la creazione di un Istituto Europeo per la Ricostruzione Industriale potrebbe essere un primo colpo da assestare insieme all’eliminazione di una delle sedi tra Bruxelles e Strasburgo e l’utilizzo del solo inglese come lingua unica per depositare un brevetto europeo. 

Claudio Pace Terni 20 Luglio 2014 su IERI

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