Cubo Sonoro di Fuskas a Foligno un’opera ancora tutta da apprezzare

Cubo Sonoro di Fuskas a Foligno un’opera ancora tutta da apprezzare

Cubo Sonoro

La chiesa di San Paolo apostolo a Foligno, meglio nota come il Cubo di Fuskas, è stata costruita all’inizio del nuovo millennio, il nostro, tra gli anni 2001 e 2009.

Come tutte le opere architettoniche moderne ha sucistato qualche polemica e qualche lamentela.

Per il troppo impatto che ha sul territorio, secondo il critico d’arte per eccellenza Vittorio Sgarbi, e per la mancanza di una buona climatizzazione che la renderebbe troppo gelida d’inverno, essendo difficile e costosa da riscaldare.

Una chiesa congelatore come è stata polemicamente definita.   

Critiche Diverse

Quello del riscaldamento è un problema reale, anche se entrandoci questo inverno non è che abbia trovato delle temperature così basse.

In effetti il fatto che non sia stato predisposto un impianto a pannelli solari o qualcosa di simile, già in fase di realizzazione dell’edificio è un po’ un handicap per il suo utilizzo.

Quasi un monito per architetti e realizzatori a non pensare solo alla bellezza e all’impatto visivo ma anche all’uso degli ambienti che si progetta.

Quello dell’impatto, secondo me è una critica immeritata, la struttura tutto sommato si armonizza assai bene con il vicino e moderno ospedale di Foligno.

Questi se ci si pensa bene è già in se una struttura moderna discontinua con il paesaggio umbro di quella che Francesco pare chiamasse la ‘Valle mea Spoletana’.

Nihil jucundius vidi valle mea spoletana

Non vidi niente di più bello che la mia valle spoletana, quella che da Spoleto appunto porta ad Assisi, lungo quella strada che fece dopo il fatidico sogno di Spoleto 

Proprio in quella valle Francesco cominciò a cercare di capire cosa voleva da lui la Voce che gli parlava nel sogno come nel cuore.

Francesco gradatamente capì che la volontà di Dio per lui non era quella di cercare gloria e lustro per la sua non nobile famiglia, combattendo come cavaliere a difesa di Gerusalemme dei luoghi cristiani.

Per questo prese la decisione di tornare ad Assisi per servire il Signore che gli parlava nel cuore in un modo che non aveva avuto precedenti nella storia della Chiesa.

Gerusalemme Celeste

Francesco raggiungerà la Terra Santa più tardi, convinto che con le armi della fede si poteva liberare davvero Gerusalemme.

Con l’esempio e la predicazione di Cristo, testimoniandolo con coraggio anche di fronte a chi lo considerava un profeta ma non certamente il figlio di Dio.

Da Spoleto in poi Francesco aveva in mente la Gerusalemme Celeste non più solamente la Gerusalemme terrena.

E il tema della Gerusalemme Celeste, è forse quello che viene in mente, cercando, non senza forzare un po’, un significato spirituale che il cubo sonoro di Fuskas fa venire in mente.

C’è la descrive l’autore dell’ultimo libro della Bibbia, quello dell’Apocalisse o Rivelazione, Giovanni ( come il nome del quarto evangelista che però non si chiama mai per nome, Giovanni, ma si chiama ‘il discepolo prediletto dal Signore’).

Nel capitolo 22 appunto si legge:

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. […] La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.
A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. 
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.
La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali. […]

Caspita anche l’altezza dunque più che un quadrato un cubo, un cubo sonoro infatti …

Cubo Sonoro

Se provate ad entrare e a visitarla, ammirando il Crocifisso e il tabernacolo e la statua della pietà pur nel loro contrasto con l’ambiente, e parlate ad alta voce, vi accorgerete che c’è una eco.

Se provate poi a cantare, vi accorgerete che la vostra singola voce si moltiplica come se fossero tante voci a cantare, esprimendo molto bene un concetto del Catechismo della Chiesa Cattolica che dovrebbe essere insegnato bene ai ragazzi quello della comunione dei santi.

Sarebbe bello sentire nella Chiesa cantare canti polifonici e in particolare gregoriani (vedi punto 116 della Sacrosantum Concilium), il cubo farebbe da cassa armonica consentendo al coro di dare il massimo di intensità con il minimo sforzo di voce.

Chiesa senz’altro da vedere

Insomma gli spunti di interesse per questo cubo sonoro sono davvero tanti, sarebbe bello se questa chiesa fosse inserita nel cammino dei sentieri francescani e nei percorsi dei turisti e pellegrini che visitano l’Umbria.

Si tratta di un manufatto che aiuta a riflettere, come abbiamo visto, su molte cose riguardanti la fede cristiana come la vocazione, la testimonianza, la Gerusalemme Celeste, la comunione dei santi.

Poi che c’entra a chi non piace continuerà a non piacere, ma non dimentichiamoci che per abbattere la Torre Eiffel si costituì un comitato di intellettuali francesi assai famosi, che per fortuna persero la loro battaglia ma solo perché fu presa la decisione di rimandare di qualche anno la decisione dell’abbattimento.

Con il passare del tempo la Torre Eiffel diventò il simbolo di Parigi … e nessuno nemmeno il nemico pensò mai di abbatterla.

Claudio Pace sul Cubo Sonoro

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