Aspetti Clinici della Passione di Cristo Giovedì 30 Marzo alle ore 15 Univ. Medicina a Terni

Aspetti Clinici della Passione di Cristo Giovedì 30 Marzo alle ore 15 Univ. Medicina a Terni

Aspetti Clinici

Su questa pagina gli aggiornamenti del convegno cominciando dai filmati.

Questo il primo che ho ripreso personalmente, Don Carmine che legge il Cantico delle Creature a conclusione degli intensi lavori del pomeriggio.

Clicca QUI per la playlist con gli interventi del prf. Barberis e di Don Carmine Arice ripresi dalla dottoressa Simona Montesi 

Sintesi delle relazioni

Una grande partecipazione di pubblico e di pubblico qualificato, autorità civili e religiosi, medici e insegnanti per un evento proposto in un orario insolito le 15 di un giovedì pomeriggio.

La sala è stata quella che gli studenti di medicina utilizzano come biblioteca, ma che è stata attrezzata in modo da poter ospitare conferenze come quella dello scorso 30 Marzo.

Nel corso di un pomeriggio è stato affrontato, in modo sintetico e non esaustivo, ma rigoroso dal punto di vista scientifico e storico, il delicato tema degli aspetti clinici della passione di Cristo e delle sue conseguenze, il senso che questa passione da alla sofferenza, specie quella dei malati.

L’uomo della Sindone e della sua impronta: chi è l’Uomo della Sindone?

Il Primo relatore il professore Bruno Barberis, laureato in Matematica, professore di Fisica Matematica presso il dipartimento di Matematica dell’università torinese, membro della commissione diocesana della Sindone, della commissione per la conservazione della Sindone, di diversi comitati scientifici su convegni tenutisi sulla Sindone, agli studi sul telo sindonico ha dato il valore aggiunto dell’applicazione del calcolo delle probabilità.

Dopo aver dissertato in lungo e in largo sulla Sidone, con ampia esposizione di foto e spiegazione accurata di numerosi dettagli del telo e delle ricerche che con più disparati metodi sono state fatte a partire dalla fine dell’800, il prof. Barberis ha affrontato in modo rigorosamente scientifico  una domanda fondamentale:

Qual’è la probabilità che l’uomo della Sindone sia proprio l’uomo crocifisso raccontato nei vangeli, Gesù di Nazaret?

Questi i parametri scelti da Barberis con i valori da lui assegnati:

Dunque la possibilità che l’uomo del telo sindonico non sia l’uomo dei vangeli è una su 200 miliardi!

Il Prof. Bruno Barberis ha concluso elencando quali sono le nuove prospettive di ricerche che attendono un ok della Santa Sede, per capire ancora meglio come si è formata l’immagine e la sua datazione, la Sindone in qualche modo sfida la scienza del nuovo millennio che, secondo le parole del professore, ha già raccolto questa sfida.

Passione vista da un chirurgo

Il prof. Paolo Maria Marianeschi, chirurgo stimato e conosciuto nell’Azienda Ospedaliera di Terni dove ha prestato servizio per numerosi anni (Dirigente e Direttore Medico Chirurgo, Responsabile della Unità Semplice di Chirurgia Oncologica Avanzata)  e dottore in Teologia, ha  trattato il tema della Passione di Gesù partendo dai documenti disponibili:

  • le fonti storiche, i vangeli e la letteratura antica sul supplizio della croce
  • la sindone
Ematoidrosi

Il primo fenomeno affrontato dal prof. Marianeschi  è stato quello della Ematoidrosi riferita dal vangelo di Luca, che secondo la tradizione era un medico e che riferisce il fatto che il sudore di Gesù , in preda all’Angoscia, si trasforma in sangue.

Fenomeno più unico che raro, presente solo in qualche mistico in tempi recenti di fatto però la sudorazione gli ha reso la pelle fragile e iperestesica.

Poi mano a mano, i vari supplizi subiti da Gesù, a cominciare dalle percosse ricevute prima e durante il processo che gli hanno provocato una frattura nasale  con conseguente gonfiore e difficoltà a respirare.

Flagellazione

Sulla flagellazione il prof. Marianeschi ha osservato che:

  • L’uomo fu flagellato in una regione periferica dell’Impero senza avere alcuna tutela giuridica (legge Sempronia) nell’applicazione di questo terribile supplizio
  • Fu flagellato dalla testa ai piedi, furono risparmiate solo le parti dove i colpi sarebbero potuti essere mortali
  • Essendo fatta dai romani, forse due e di diversa statura, non fu rispettata la legge ebraica dei 39 colpi, i colpi furono circa 120  e inflitti su un corpo che non poteva in alcun modo rannicchiarsi
  • Tramite spettrofotometria e UV effettuta sul telo sindonico dalle ferite della flagellazione è uscito sangue AB positivo formato da coaguli e siero
  • Insieme alle lacerazioni epidermiche, i ripetuti traumi potrebbero avere innescato una grave perdita di liquidi di Edema e vescicole (come fosse avvenuta una grave ustione al 90% del corpo) e una coagulazione intravasale disseminata (DIC) ed una Crush Syndrome
Coronazione di Spine

Il sanguinamento provocato dalla corona di spine, lunghe spine acute e dure come quelle dell’Acacia, fu abbondante come testimoniano n le ferite del cuoio capelluto molto emorragiche per l’abbondanza dell’irrorazione del sangue, e per il connettivo molto robusto della galea che ricopre il cranio e che tende a fare rimanere beanti i vasi, impedendo la vascocostrizione emostatica.

Insomma la staao fisico di Gesù prima ancora di essere crocifisso era quello di un uomo digiuno,  privo delle ore di riposo notturno, infreddolito, percosso all’inverosimile, con la pelle fragilissima e con una cospicua perdita ematica che si aggiunge alla sindrome di consumo coagulativo e da schiacciamento tissutale.

Ogni operazione di svestimento e di rivestimento per un uomo in quelle condizioni deve essere stata una tortura indicibile.

I chiodi

Il prof. Marianeschi ha trattato infine la questione della composizione della Croce (patibulum e stipes, Gesù avrebbe portato solo lo Stipes)  sulle ferite dei chiodi e sulle varie ipotesi di quelle che possono essere state le cause ultime della morte di Gesù anche in riferimento a particolari come quello descritto nel Vangelo di Giovanni della fuoriuscita dell’acqua dal costato ferito post mortem con una lancia.

Considerando che non sempre venivano usati i chiodi per i crocifissi, mentre per Gesù furono usati la questione che si pone è quella degli spazi di Destot, e sulla possibilità che il chiodo del carpentiere che passando il forame carpale classico che si trova verso il lato ulnare del polso, possa ledere egualmente il nervo mediano.

Secondo il prof. Marianeschi sembra probabile che il carpo possa essere trapassato in più punti senza ledere la componente ossea che si comporta come una sorta di articolazione mobile lasciano scivolare la punta del chiodo che passando vicino al nervo mediano o ulnare determina ulteriori lesioni parziali o totali di questi nervi con immaginabili deficit neurologici conseguenti.

Nell’immagine sindonica non compare infatti il pollice per effetto di una contrattura spastisca del muscolo adduttore del pollice (nell’ipotesi di nervo mediano leso) o all’iperflessione del capo profondo del muscolo flessore breve del pollice  e stiramento da parte del chiodo del tendine del muscolo flessore lungo del pollice con successiva fissazione dell’atteggiamento iperflesso del primo dito ad opera delle rigidità cadaverica.

Agonia

Le gravi difficoltà respiratorie, la condizione sempre più incalzante e grave di anossia, di soffocamento sono già evidenze del supplizio che la croce comporta.

Nella Sindone è possibile osservare che il sangue colato sugli avambracci e sui piedi ha preso diverse e specifiche direzioni, dando la certezza scientifica che corrispondono a due diverse posizioni che l’uomo sulla croce era costretto a tenere per cercare di respirare.

Gli studi condotti con una tecnica molto raffinata (misurando il ferro biologico nelle colature del sangue) hanno fatto scoprire che i rivoli di sangue sono scesi a ondate successive e in direzioni alternate prima verso un punto e poi verso quello opposto, in modo ripetuto fino alla crisi finale.

L’ipotesi anossica di Vignon e Barbet non spiegavano però il grido finale di Gesù, la meraviglia di Pilato della morte repentina, meraviglia dovuta al fatto che il supplizio in croce prevedeva una ben più lunga agonia.

Rottura del Cuore?

L’altra ipotesi, inizialmente scartata per la giovane età di Gesù, è stata quella della rottura del cuore ritornata di moda grazie al fatto che adesso è noto che gli infarti vasospasmatici transmurali sono possibili anche nei giovani, in particolare condizione di stress e di tossicità sistemica.

L’abbondante emopericardio conseguenza della rottura cardiaca spiegherebbe l’abbondante fuoriuscita di sangue ed acqua raccontata nel Vangelo di Giovanni ipotizzando che la lancia attraversando il VI spazio intercostale abbia lacerato pleura e pericardio raggiungendo l’orecchietta destra del cuore.

Pur tuttavia per ragioni temporali, occorrono almeno due giorni per la rottura del cuore dopo un evento acuto e per analoghe ragione essendosi esclusa anche l’ipotesi di rottura del polmone, si fa strada sempre più l’ipotesi della rottura dell’aorta avvenuta in due tempi, uno dei quali durante le cadute di Gesù sotto il peso della croce.

Una rottura dell’aorta parziale nel tratto extrapericardico sarebbe stata temporaneamente tamponata dalla pleura e sarebbe stata la causa della fuori uscita di sangue in un primo pseudo aneurisma.

In un secondo tempo aumentando di volume il pseudo aneurisma le pleure non sono state più in grado di trattenere l’emorragia e lacerandosi hanno prodotto una seconda violenta e letale emorragia diretta al lume aortico alla cavità pleurica, che lacerandosi ha prodotto prima il tremendo grido di Gesù e poi la morte per shock emorragico acuto.

Ciò spiegherebbe:

  • la presenza di una grande raccolta di sangue post mortale
  • la voluminosa e netta separazione fra globuli rossi e plasma nel cavo pleurico
  • la fuoriuscita a getto dopo il colpo di lancia del sangue (raccolto nel fondo pleuro diaframmatico) e del plasma chiaro (galleggiante sopra la grande raccolta ematica uscita violentemente dal lume aortico).
Resurrezione

Secondo il prof. Marianeschi infine due sono i segni che nella Sindone possono essere attribuiti alla Risurrezione narrata nei vangeli:

  • La mancanza di alterazione del calco figurato che esclude manomissioni derivanti da uno sfilamento dai panni funerari mediante un’azione umana
  • La mancanza di qualsivoglia segno di putrefazione nel telo sindonico con i calchi dei coaguli che costituiscono una fotografia degli stessi dopo 36-48 ore e che normalmente sarebbero dovuti sparire dopo due giorni e invece sono ancora li nell’impronta dell’uomo della Sindone,

Dio Soffre per noi: il malato nella Passione di Cristo.

Don Carmine Arice Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale della salute C.E.I. ha iniziato la sua parlando dell’uomo e della sua ricerca della felicità citando l’incipit di un documento CEI: LETTERA AI CERCATORI DI DIO:

Siamo cercatori di felicità, appassionati e mai sazi. Questa inquietudine ci accomuna tutti. Sembra quasi che sia la dimensione più forte e consistente dell’esistenza, il punto di incontro e di convergenza delle differenze. Non può essere che così: è la nostra vita quotidiana il luogo da cui sale la sete di felicità. Nasce con il primo anelito di vita e si spegne con l’ultimo. Nel cammino tra la nascita e la morte, siamo tutti cercatori di felicità. […]  La vita è segnata in tutte le sue fasi e le sue forme dalla fragilità: la fragilità del nascituro, del bambino, dell’anziano, del malato, del povero, dell’abbandonato, dell’emarginato, dell’immigrato, del carcerato. In tutte le età ci sono sofferenze fisiche, psichiche, sociali. Come avviene per la felicità, anche l’esperienza del dolore ci accomuna tutti. […]

Sofferenza

Don Carmine ha parlato delle diverse reazioni possibili associabili alla sofferenza:

  • Disfattismo ( suicidio, eutanasia)  come evento da cui liberarsi più che da liberare
  • Ribellione
  • Accettazione.
    • Accogliere la fatica a parlare della sofferenza senza pregiudizi
    • Avere la coscienza che siamo di fronte ad un mistero
    • Essere coscienti che l’accettazione della sofferenza dura tutta la vita
    • Acettare la pedagogia del dolore che fa nascere in noi la domanda del senso della vita, del dolore, della sofferenza, della morte
  • Evangelizzazione della Sofferenza
    • Tutto si impara ai piedi della Croce (Giuseppe Cottolengo)
    • Ringrazio la notte perché mi fa vedere cose mai viste prima (Gianni Beraudo)
    • Io ho tutto (Chiara Badano prima di morire)
    • O Gesù fa che t’ami. Amami e poi crocifiggimi (Bernadette Soubirous)
Il Senso

La maggiore preoccupazione dell’uomo secondo Viktor Frankl citato da Don Carmine, non è la ricerca di piacere o il tentativo di evitare il dolore ma di capirne il senso e per questo, secondo don Carmine, la fede che pur non elimina il dramma della sofferenza del dolore della morte aiuta però a capirne il senso.

Gesù nei Vangeli non spiega il perché del dolore, non spiega la malattia, di certo non vuole la sofferenza di nessuno.

Gesù guarisce ma non ammala mai nessuno …  Gesù risponde agendo, amando, non disquisendo sul dolore ma mettendosi accanto ai sofferenti.

Tre i momenti principali dell’agire di Gesù:

  • L’Incarnazione (Gesù soffre lui stesso facendosi carico del dolore del mondo e delle conseguenze del peccato).
  • L’Annuncio di un amore di predilezione e di liberazione
  • Prendersi cura dei sofferenti nel corpo e nello spirito

Quella di Gesù è umanamente parlando un fallimento, si prende l’infermità e le malattie di tutti addosso a se, fino a sperimentare l’abbandono di Dio, il male supremo nell’insieme dei mali fisici e spirituali che subisce nel corpo e nell’anima durante la Passione.

Risurrezione

Ma per la forza dell’Amore, dell’Eterno Dio, l’ultima parola è quella della vita: con la risurrezione di Cristo avviene la vittoria e la distruzione della morte.

Questo è il senso che il Vangelo offre agli uomini che lo cercano e in questo senso la pastorale della salute è la presenza della Chiesa per recare la luce e la grazia, l’annuncio del Risorto a coloro che soffrono e a quanti se ne prendono cura per la sua dignità intrinseca, per il suo destino di resurrezione.

Alle tre relazioni a cui insieme alle autorità ha assistito fino alla fine il vescovo di Terni, che ha voluto ringraziare i relatori con una brevissima riflessione personale sul tema, è seguito un dibattito vivace che è iniziato proprio sul delicato tema del rapporto resurrezione sindone, durante il quale sono emerse due tendenze.

La prima che considera il fatto soprannaturale e pertanto fuori dall’ambito della ricerca scientifica e l’altra che invece ricerca nella sindone le tracce di questo evento che pur soprannaturale è avvenuto nello spazio e nel tempo, nello spirito e nella materia tanto che il risorto chiede di mangiare del pesce per far vedere che non è un fantasma e fa mettere le mani di Tommaso sul suo costato ancora aperto nel corpo pur glorificato.

Il dibattito si è concentrato anche sulle domande di senso e sul modo di trattare le persone malate, della necessaria delicatezza, del rispetto della dignità del malato, dello stare accanto già sufficiente a testimoniare la compassione e la compartecipazione al dolore del malato e dei suoi familiari.

Conclusione

Al termine dell’incontro prima della benedizione che i sacerdoti presenti in sala hanno dato e il regalo del Tau che il cappellano, il frate cappuccino padre Angelo ha voluto dare al numeroso pubblico rimasto in sala fino all’ultimo, Don Carmine Arice ha recitato il Cantico delle Creature di San Francesco di Assisi.

Quale brano, preghiera, poesia, lode esiste al mondo che possa descrivere meglio il senso della vita che non quella del Cantico che ringrazia l’Altissimo innominabile Dio per tutte le cose ivi compresa sorella morte?

Un momento di condivisione finale con il rinfresco preparato dai ragazzi del vicino istituto alberghiero ha concluso una giornata intensa di studio, lavoro, riflessione ma soprattutto di condivisione e fraternità.

Seconda Pagina

Nella seconda pagina la presentazione del convegno  sugli Aspetti Clinici della Passione di Cristo e il comunicato stampa diffusi prima dell’evento

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