Armonizzare l'atmosfera

Amleto per scacciare gli spettri del lockodwn

Amleto

L’era dei lockdown e del stare tutti a casa davanti ad un computer

o ad una tv è definitivamente finita?

Spero proprio di si, ma non abbiamo tutti la sensazione

che sia stato come un brutto sogno da cui ci siamo risvegliati da poco?

Eppure l’altra sera al teatro Secci di Terni,

un teatro che può contenere anche 300 persone, dove la compagnia umbra Orion

ha messo in scena un originale ed interessante versione dell’Amleto di Shakespeare

qualcuno evocava ancora questo incubo pur dichiarandolo finito…

Amleto e gli spettri

E proprio gli spettri sono i primi a comparire nella tragedia.

Lo spettro del re ucciso dal fratello e defraudato della sposa,

magistarlamente interpretati e resi vivi oltre che dalle battute e i gesti dagli attori,

dai suoni della originale musica di Simone Alicata che ha dato alla tragedia la giusta atmosfera.

Spettri che influenzeranno i corsi degli eventi degli uomini costringendo Amleto a radicalizzare

quel suo sentimento di avversione nei confronti dello zio

e dela sua relazione adulterina con la mamma,

in un sentimento di rabbia e di venedetta che può placarsi

solo con il sangue di chi ha sconvolto la sfera affetiva

di un giovane che non riesce a stabilire e dominare una relazione con la sua Ofelia

della quale riesce anche, forse nemmeno tanto inconsapevolmente, ad ucciderne il padre.

Omicidio che avviene nell’ombra, apparentemente per uno sbaglio di persona.

Metafora questa tragedia,

nelle tante tragedie di una tragedia come l’Amleto

della dinamica affettiva padre figlia

che fino ad una generazione fa, almeno in occidente,

veniva sostituita da quella della sposo, sposa, marito e moglie.

Un cambio di relazioni familiari nella donna, spesso forzato,

che deve amare e obbedire al marito come prima obbediva al padre.

E questo cambio non succedeva solo nell’Amleto

ma nell’esperienza della vita domestica di millenni di famiglie

divenendo  una ‘differenza’ notevole nella vita delle donne,

un cambio di uomo da amare che porta con se una serie di strascici

che in qualche caso possono sfociare in nevrosi o in follia,

non solo nella donna ma anche nell’uomo che pure marito in questo caso ancora non è.

Relazione tra lutto dell’autore e tragedia

L’adattamento all’Amleto è stato operato del bravo Marco Francescangeli,

che ha interpretato magistralmente il ruolo del protagonista della tragedia,

con un tono di voce, che sinceramente mi è parsa gradevole e intonata alla complessità

e le problematiche del personaggio.

In esso si è messo in relazione un evento reale, la morte di un figlio maschio di Shakespeare

con tutto quanto accade nella finzione teatrale.

Il filo conduttore di questa relazione è la morte,

la morte di un bambino, evento purtroppo non raro in quell’epoca

e purtroppo anche oggi in gran parte della popolazione del pianeta

che non ha accesso al welfare di cui godono solo in pochi,

e morte di tutti i protagonisti della tragedia che sembra fare quasi una morale:

Vale la pena affannarsi per il potere, per il piacere,

per le ambizioni, etc. se alla fine per un motivo o per un altro si muore tutti?

Etica della vendetta

E soprattutto vale la pena sfidarsi a duello tra amici per soddisfare,

quasi pirandellianamente, un etica pubblica,

per riscoprire solo alla fine il perdono anche se limitato comunque agli amici fraterni

ma non ai colpevoli dell’adulterio fraticidia e usurpatore del leggittimo trono?

L’etica amletiana non è quella cristiana, prevale la vendetta non il perdono,

che timidamente viene concesso solo agli amici,

questo è evidente, ma perché rappresentare quest’orgia di male

senza senso alcuno se non un senso nichilista?

Nichilismo ben rappresentato dalle parole del becchino,

l’unico che vive della morte altrui.

Si muore e si diventa spettri e non si ha nemmno riposo se non si ha giustizia.

L’esistenza degli spettri rileva comunque

l’esistenza di un al di là dove esiste una certa forma di giustizia,

mentre nell’al di quà si assitono a guerre come quella verso i polacchi

che non hanno alcun senso

se non quello di far occupare il tempo alla gente

come se si facesse sport o si andasse a caccia.

Tornando alla recitazione

Molti i complimenti da fare a tutta la compagnia Orion

e a ogni singolo attore che non ha tradito la propria emozione

e ha coperto bene ogni minima lecita incertezza.

Forse la recitazione poteva essere un po’ più lenta nel ritmo del parlato,

(ma questa è una mia personalissima opinione)

specie nei monologhi che se non si conoscono a memoria non sono facili da seguire.

Ma va bene cosi perché in questi casi non è importante cogliere

ogni parola recitata dagli attori ma l’atmosfera,

che dà la scenografia, le luci, i suoni, i rumori,

la musica, i trucchi, il muoversi degli attori,

i cubi, i dipinti, gli scacchi e il cranio.

Il cranio, il grande co.protagonista, simbolo primario dell’Amleto teatrale,

che da solo evoca gli archetipi più nascosti

nell’intimo di ogni spettatore e attore presente al teatro Secci durante la rappresentazione.

Ognuno di noi è quel cranio, adesso nascosto dalla pelle, dai capelli,

dagli occhi, dalla vita che ci muove, ma che un giorno rimarrà solo un cranio,

anche esso destinato a deperirsi e sparire, ed uno spettro.

Mentre l’Amleto prendeva il cranio dalle mani di un attrice distesa supina su un cubo,

si evidenziava il parallelo con la morte del figlio

generato dal ventre della moglie dell’autore e poi morto:

Morte e vita!

E che cosa è l’osso se non l’essenza della materia vivente

anche quando non appartiene più ad un organismo vivente?

Proprio per questo malvagiamente viene usato da chi pratica riti esoterici

con grande mancanza di rispetto per la vita e per Chi l’ha creata.

Un teatro club?

E mi fermo qui, immaginando se, magari invitando degli studenti di un liceo,

si potesse con loro fare un teatro club e cominciare a tirare i pensieri di ognuno

come quelli che ho avuto consciamente o inconsciamente mentre guardavo,

anzi mentre partecipavo, quasi fosse una liturgia, alla messa in scena dell’Amleto.

Non lasciatevi ingannare però da quanto scrivo mi sono divertito molto a teatro,

ma la tragedia è tragedia e se non evoca pensieri tragici che tragedia è?

E a che cosa serve la tragedia se non ad affrontare più serenamente la vita

qualunque tragedia essa prima o poi ti riservi?

Se poi se uno ha ricevuto e conservato  il dono della fede,

come il sottoscritto crede di avere e fare,

pur temendola non dà alla morte la parola finale,

ma solo una necessaria parola intermedia: senza morte non c’è resurrezione.

La bellezza dell’eco non potrebbe sussistere se non ci fosse una fine del primo suono pronunciato.

E perfino la vendetta ha un senso, esiste per essere combattuta ed essere vinta dal perdono,

messaggio attuale per i duellanti di ogni epoca

siano essi due ex amici o due popoli vicini,

che dovrebbero essere amici e che invece duellano fino all’inutile morte di uno o dell’altro.

Un messaggio di speranza e di pace, forse un po’ forzato,

ma indubiammente presente nella rappresentazione dell’Amleto.

Un grazie convinto agli attori e a chi ha contribuito e permesso questa rappresentazione.

Terni 18 11 2022 Claudio Pace
locandina e foto scattate senza flash dalla seconda fila del teatro con un cellulare. Pur di non alta qualità, spero rendano l’idea della rappresentazione. Restano comunque un ricordo di un 16 novembre trascorso assai serenamente… 

 

 

 


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