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Niente di ciò che soffri andrà perduto

Niente di ciò che soffri andrà perduto – Mistica della vita quotidiana

Sabato 17 Ottobre 2020 alle ore 17.30

alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli ASSISI PG

la scrittrice Costanza Miriano ha presentato il libro

‘Niente di ciò che soffri andrà perduto – Mistica della vita quotidiana’

Edizioni Sonzogno  (playlist non definitiva dell’incontro)

Niente di ciò che soffri andrà perduto

Segue una breve risonanza…

Il tema che ha toccato Costanza, in questo libro,

è un tema che ci riguarda tutti, ancestralmente tutti,

si pensi alle parole del racconto del peccato originale di Gen 3,16-19

la cui eco si ritrova anche nei titoli dei primi libri di Costanza Miriano

Sposati e sii sottomessaSposala e muori per lei. … racconto che si

conclude con un atto di tenerezza da parte di Dio che pochi però rammentano:

Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.

Per dirli in termini ‘mirianeschi’ Dio è stato il primo sarto della donna!

La sofferenza

Saltando con naturalezza, e anche con un certo brio,

dovuto ad un vocabolario, ad un gergo moderno ed attuale

(quanto ermetico in certi casi per il mondo maschile)

dal racconto di storie vissute della vita quotidiana di sue amiche

a quelle di storie passate di donne, riconosciute dalla Chiesa come sante,

le cui storie  sono ingiustamente quasi passate nel dimenticatoio,

Costanza Miriano affronta la sofferenza per come va affrontata

come un mistero da capire

senza mai dare per scontato di averlo capito abbastanza.

Scrive Costanza a pag. 79:

Ecco, trovare un senso alla sofferenza e al male è la grande domanda, l’unica vera domanda. Ci hanno provato tutti a rispondere, tutte le culture, tutte le fedi, tutti i singoli. Il disfattismo nichilista, la rivolta del tantrismo o derviscismo o le droghe (tutto per dire che il mondo è un’illusione) l’impegno politico… Cristo, invece, non espone una teoria sulla sofferenza ma viene indicarci una strada. Lui stesso la assume su di sé e, ci passa dentro nel modo più atroce possibile, non solo con la sofferenza fisica di morire accanto a un croce con i chiodi, ma anche, molto di più, con la sofferenza di provare l’abbandono di Dio. Ci passa dentro e fa una cosa che solo lui nell’universo ha fatto: si sostituisce a noi. Prende su di sé le nostre colpe muore, in modo che noi possiamo risorgere, perché la sofferenza non è la fine ma un passaggio.  […] I Cristiani non sono persone che amano soffrire, amano Lui. […] Io non so perché le persone che soffrono, soffrano[…]

La vita maestra di vita

Ecco a queste parole, che spiegano il mistero pur non spiegandolo,

perché c’è poco da spiegare e molto da vivere,

aggiungerei un qualcosa che ho appreso da giovane studente universitario,

tanti anni fa, leggendo le locuzioni interiori di una mistica nella vita quotidiana del secolo passato,

Franca Cornado, una terziaria francescana di Brescia (1924-1993),

e che furono per me una sorta di chiamata a cui rispondo ancora oggi:

Eccomi!

Uomini e Angeli

Franca, casalinga e madre di quattro figli,

di cui uno diverrà un missionario gesuita,

con la confidenza tipica che le donne hanno con Gesù,

avanza questa domanda al Signore,

domanda che tutti noi ci siamo fatti e ci facciamo davanti al male:

Signore, Tu sei Onnipotente e vedi quanta sofferenza c’è sulla terra …

Perché Tu che tutto puoi, non estirpi in una sola volta tutto il male?

E nel cuore Franca si sentii rispondere in questo modo:

Vedi Franca, è vero, Io sono Onnipotente e se volessi,

in un batter d’occhio il male sarebbe distrutto sulla terra.

Gli uomini allora diventerebbero Angeli.

Ma io non ho bisogno di Angeli: ne ho miriadi in Cielo.

Io ho invece bisogno di Dei!

Solo gli uomini lo possono diventare se, dopo la caduta,

sanno attraversare la sofferenza.

Valorizzate la sofferenza!

Diventerete Come Dio

Si ritorna al racconto di Genesi, perché la tentazione del serpente colse nel

segno? Perché il nostro destino, la nostra vocazione è di ‘diventare dei’,

ed è la sofferenza con Cristo, non la disobbedienza la strada maestra.

Per me, giovane studente di matematica,

che ero alla ricerca di qualcosa che non sapevo, che avevo vissuto

anche l’impegno politico, che cita Costanza, come ricerca di un senso

quelle parole semplici e profonde, che furono lette da un suo libro durante

un incontro tra amici a Palermo, furono l’inizio di un nuovo cammino.

Auguro a tutti i lettori del libro che anche questo libro sia per loro

l’inizio di un nuovo cammino, di capire la sofferenza non in modo

intellettuale e astratto, ma concreto come l’amore per chi c’è accanto, il

proprio coniuge come è e non come vorremmo fosse.

Buona Lettura

Claudio Pace 12 Ottobre 2020 Memoria liturgica del beato Carlo Acutis

Niente di ciò che soffri andrà perduto


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