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Motu Proprio di Papa Francesco sul par. 838 del codice di diritto canonico implicazioni e aspettative

Motu Proprio di Papa Francesco sul par. 838 del codice di diritto canonico implicazioni e aspettative

Motu Proprio

A seguito dell’uscita del Motu proprio di papa Francesco sul par. 838 del codice di diritto canonico sono usciti diversi titoli sulla stampa.

Ne riporto alcuni a seguire.

Papa Francesco, un motu proprio per un maggiore controllo dei testi liturgici

http://www.acistampa.com/story/papa-francesco-un-motu-proprio-per-un-maggiore-controllo-dei-testi-liturgici-6804

Papa: liturgia alla portata di tutti, arriva ‘Motu proprio’. Continua il viaggio in Colombia
L’annuncio di Bergoglio durante il viaggio in Colombia. La Chiesa  ‘ lasci comodità, non abbia paura di rinnovarsi ‘ ha detto chiedendo alla Chiesa di rinunciare a certe pratiche che avvicinano più al fariseismo che all’insegnamento di Gesù

– See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Papa-Francesco-Colombia-motu-proprio-b5ab7c49-09d5-4a9b-94f4-f60763d3cbec.html

Il Papa lascia la traduzione dei testi liturgici agli episcopati
Con il Motu proprio «Magnum Principium» Francesco stabilisce che la Sede apostolica interviene non per la revisione ma per la conferma

– See more at: http://www.lastampa.it/2017/09/09/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-lascia-la-traduzione-dei-testi-liturgici-agli-episcopati-C2hJG24uyMSfs2mbILJCxN/pagina.html

Motu Proprio
Il Santuario di Santa Maria in Vescovio, uno dei luoghi di culto più antichi della Sabina, purtroppo i preziosi affreschi interni si stanno sgretolando nell’indifferenza di tutti

Dai titoli dei giornali alle fonti

Incuriosito dai titoli della stampa sono andato a vedere il Motu proprio alla fonte, il sito del vaticano che contiene il testo,

il cui stile bisogna dirlo è proprio poco ‘Papa Francesco’ mode (come è normale che sia nei documenti pontifici ‘tecnici’)

e il Commento al Motu Proprio del Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

– See more at: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20170903_magnum-principium.html

Il commento entra nel cuore del cambiamento, di stile e di sostanza, spiegando nei dettagli il significato dei termini regognitio e confermatio,

che sostituiscono dettagliandolo, in un certo senso, il processo di ‘autorizzazione’.

Analizzando tutto ciò con l’occhio di è abituato ad analizzare altro generi di processi (quelli del mondo del lavoro)

il processo cambia poco nei flussi che girano allo stesso modo, tra Santa Sede e Chiese locali,

ma con dei distinguo che non sono di poco conto.

Rivedere non autorizzare

La Santa Sede rivede, non autorizza,

anche se la mancata revisione implica una mancata autorizzazione nei fatti, saranno i regolamenti a dirimere il processo in caso di controversie.

L’esplicitazione dell’Approvazione e Diritto della Conferenza Episcopale implica la maggiore importanza della Conferenza Episcopale nel lavoro proprio della Sede Apostolica.

Nel paragrafo tre viene aumentato il dominio dei limiti concernente il lavoro delle conferenze episcopali, prima delimitato dalle regole stesse scritte negli stessi libri liturgici.

Viene esplicitato il dominio di validità di una traduzione di un libro liturgico, quella di pertinenza della Conferenza Episcopale,

possono esservi diverse traduzioni in lingua corrente  (inglesi ad esempio) di un unico libro liturgico,

e viene sostituita la terminologia di approvazione finale che diviene ‘conferma’.

Confermare ha più un sapore biblico nel Carisma Petrino, ricorda le parole di Gesù a Pietro

“Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano;

ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto,

conferma i tuoi fratelli” Lc 22,31.32

Prima e dopo

Di seguito la tabella del testo, in lingua italiana, prima e dopo il Motu Proprio.

838 Prima del Motu Propro Dopo il Motu Proprio
1 Regolare la sacra liturgia dipende unicamente dall’autorità della Chiesa: ciò compete propriamente alla Sede Apostolica e, a norma del diritto, al Vescovo diocesano. Regolare la sacra liturgia dipende unicamente dall’autorità della Chiesa: ciò compete propriamente alla Sede Apostolica e, a norma del diritto, al Vescovo diocesano.
2 È di competenza della Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici e autorizzarne le versioni nelle lingue correnti, nonché vigilare perché le norme liturgiche siano osservate fedelmente ovunque. È di competenza della Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici, rivedere gli adattamenti approvati a norma del diritto dalla Conferenza Episcopale, nonché vigilare perché le norme liturgiche siano osservate ovunque fedelmente.
3 Spetta alle Conferenze Episcopali preparare le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti, dopo averle adattate convenientemente entro i limiti definiti negli stessi libri liturgici, e pubblicarle, previa autorizzazione della Santa Sede. Spetta alle Conferenze Episcopali preparare fedelmente le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti, adattate convenientemente entro i limiti definiti, approvarle e pubblicare i libri liturgici, per le regioni di loro pertinenza, dopo la conferma della Sede Apostolica.
4 Al Vescovo diocesano nella Chiesa a lui affidata spetta, entro i limiti della sua competenza, dare norme in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti. Al Vescovo diocesano nella Chiesa a lui affidata spetta, entro i limiti della sua competenza, dare norme in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti.

Il diavolo si nasconde nei dettagli

Ma perché tanta attenzione a quelli che potrebbero essere considerati dettagli, e che è invece sono una questione sostanziale?

Per comprenderlo bisognerebbe leggere o rileggere con attenzione uno dei documenti chiave del Concilio

che ha determinato un cambiamento epocale nella storia della Chiesa,

l’abbandono della lingua latina come lingua liturgica principale sostituita dalle lingue volgari, quelle parlate dal volgo, dalla gente.

Si tratta della Sacrosanctum Concilium che se non si ha voglia di leggerlo, merita la lettura anche per chi non è credente,

e che dice già tanto con i primi paragrafi del primo capitolo.

PRINCIPI GENERALI PER LA RIFORMA E LA PROMOZIONE DELLA SACRA LITURGIA

. Natura della sacra liturgia e sua importanza nella vita della Chiesa

La liturgia attua l’opera della salvezza propria della Chiesa

Cristo è presente nella liturgia

Liturgia terrena e liturgia celeste

La liturgia non esaurisce l’azione della Chiesa

… ma ne è il culmine e la fonte

Gestemani

Per capire invece quanto è importante una traduzione di un testo liturgico,

basta prendere una canzone famosa degli anni 70 di un’opera Rock assai famosa Jesus Christ Superstar

essa mette in bocca al Gesù dell’Ultima Cena queste parole

“For all you care this wine could be my blood

For all you care this bread could be my body

The end

This is my blood you drink

This is my body you eat

Per quello che ve ne importa, questo vino potrebbe essere (o diventare) il mio sangue

Per quello che ve ne importa, questo pane potrebbe essere (o diventare) la mia carne

La fine

Questo è il mio sangue che bevete

Questo è il mio corpo che mangiate”

Fedeltà alle parola di Gesù

Queste parole sono il cuore della liturgia della Chiesa, sono quelle pronunciate da Gesù nell’ultima Cena,

ma riportate davvero poco fedelmente.

Si veda per esempio il testo lucano Lc 22,19-20

che riporta quello che è giù in uso nelle liturgie che la chiesa primitiva celebrava nelle case dei primi credenti

come abbondantemente si comprende dagli atti e le lettere Paoline:

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:

“Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. 

Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo:

“Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

Papa Francesco

Papa Francesco, vuole certamente maggior corresponsabilizzazione delle chiese locali nel loro rapporto con la sede apostolica

ed un esercizio del carisma petrino che sia più fedelmente di conferma che non di autorità nuda e cruda,

che pure il carisma ha ed ha esercitato nei secoli, nel bene e nel male.

Quello che credo sia auspicabile,

è che questa volontà non si cristallizzi solo in delle norme da pochi conosciute e bene o male applicate,

ma che diventi interesse comune di tutti i credenti.

Salterio

Riguardando anche le radici della liturgia, il salterio e le celebrazioni delle prime comunità dei credenti,

credo che le conferenze episcopali potrebbero in qualche modo riscoprire il ruolo della profezia e del carisma profetico nella celebrazione liturgica.

Il libro dei salmi, non ebbero origine da un dettato di un Arcangelo al re Davide, ma da un insieme di canti,

talvolta estrapolati da culture vicine come quella mesopotamica o quella egiziana,

per dar lode ad Adonai che aiutava il re e il popolo a vincere le battaglie contro i nemici.

Talvolta sono momenti della vita di Davide, anche oscuri,

come quello dell’andare verso di Lui di Natan quando lui andò verso Betsabea,

massacrandone vigliaccamente e ignobilmente il marito straniero a lui fedelissimo Uria.

Un episodio che viene citato agli inizi del Vangelo di Matteo,

nella genealogia di Gesù http://www.intratext.com/ixt/ITA0001/_PTP.HTM

e che dà vita ad uno dei più belli e celebrati salmi del libro dei salmi, il miserere, il salmo 51 (5o)

che è arrivato anche nel mondo del rock ispirando una splendida interpretazione di Zucchero e di Pavarotti.

Dalle poesie di Chiara Lubich ai canti della Messa

Per fare un esempio alcuni testi ispirati a Chiara Lubich, che tradotti in musica dai Gen,

sono stati usati nelle celebrazioni liturgiche non sono diventati una specie di salterio moderno?

Non c’è un po’ di pigrizia a lavorare su questi testi,

nel valorizzare anche le componenti profetiche di certe composizioni musicali per farli diventare patrimonio comune della chiesa locale se non universale?

Credo che nella liturgia le conferenze episcopali, i laici tutti potrebbero fare ancora molto per valorizzare lo Spirito,

per dare voce allo Spirito anche con la musica e il canto che più facilmente entra nel cuore e nella vita dei fedeli

e anche di quelli che non sono fedeli e che cercano nella liturgia quella bellezza interiore che altre forme di comunicazione moderna,

quale il cinema, la televisione, i social media, il teatro non possono dare, perché non sono e non potranno mai essere liturgia.

Solo la Liturgia infatti esprime la presenza di Cristo che estingue quella fame della Parola e sete dello Spirito che Dio mette nel cuore di ogni uomo.

Claudio Pace 10 Settembre 2017 sul Motu Proprio


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