Siccità della terra e siccità dello spirito il dovere di pregare sempre

Siccità della terra e siccità dello spirito il dovere di pregare sempre

Siccità

Ho messo come primo twit del mio profilo, sostituendo provvisoriamente a quello di augurio per il Natale nell’Anno Giubilare questo aforisma sulla siccità:

Già solo qualcuno a pregare, sì, perché ormai così pieni di informazioni scientifiche, così sicuri di poter dare una spiegazione solo razionale ad ogni fenomeno fisico, che pregare Dio perché faccia cessare questa calamità, non è più di moda, nemmeno tra chi si professa credente ma che nei fatti dimostra di avere una siccità spirituale, di avere uno spirito arido non capace di immergersi fino in fondo in un Dio che ci ha posti in mezzo al creato per farcelo vivere e per farci  lodare Dio proprio attraverso il creato come fece Francesco nel suo noto cantico.

Scene come questa, assai famosa, di un film di Don Camillo, che negli anni 60 appariva una cosa comune, normale, ormai sono rare, talmente rare che se un parroco fa pregare i suoi fedeli per la fine di qualche calamità naturale finisce sui giornali ( specie se è di Brescello ;.) ).

Eppure nella Bibbia, e non solo nel cosiddetto Vecchio Testamento, la preghiera per la siccità era in uso anzi era uno dei carismi eliatici, di Elia profeta che aveva il dono di poter chiudere il cielo e riaprirlo come di far scendere dal cielo un fuoco con cui poi poter eliminare i suoi nemici.

Anche i Boanarges hanno lo stesso potere, tant’è che non dicono a Gesù contro i samaritani ‘Signore fa scendere un fuoco dal cielo che li divori’ ma ‘Signore vuoi che DICIAMO (noi)  che scenda dal cielo un fuoco e li consumi?‘ (un chiaro indizio della loro continuità con il carisma di Elia) e nell’Apocalisse (Ap 11,6-ss) dove si legge dei due testimoni di Dio che hanno il potere di chiudere proprio il cielo durante il loro ministero profetico

E allora che senso ha pregare, chiedere a Dio, che faccia terminare questa siccità, significa attribuirne a lui la colpa?

Oppure significa fare dei ragionamenti che vengono spesso irrisi, per cui i meriti sono sempre di Dio e i demeriti dell’uomo o del caso?

Chiedere a Dio che faccia cessare una calamità significa innanzi tutto, riesaminare il proprio rapporto con Dio, come singolo, come collettività, perché se credo che Dio è talmente Padre da poter cambiare i suoi piani se è per il nostro maggior bene, non posso chiedere se primo non ho ristabilito un rapporto con Lui.

Dio non è una macchinetta della fortuna, non ha bisogno delle preghiere come se fossero dei gettoni da mettere dentro la slot machine.

Dio, e non è una novità, è assetato d’amore,del nostro amore, a madre Teresa di Calcutta, presto santa, si manifestò attraverso un povero che gli diceva: ‘Ho Sete‘!

Le calamità, il male che viene a causa dell’odio o l’incuria degli uomini o per semplici cause naturali, ci fanno scoprire intanto la nostra fragilità, siamo figli di Dio, ma non ancora deificati, e poi ci fa scoprire anche la dimensione dell’umiltà e della carità, come quella che faceva Paolo organizzando durante il suo ministero delle collette per i fratelli più poveri di Gerusalemme, abbinando alla sua predicazione l’esercizio concreto della solidarietà fraterna, leit motiv della predicazione di papa Francesco e del giubileo della misericordia.

La calamità e il male sono spesso conseguenza del nostro allontanarci dal Padre,  del nostro sperperare tutti i nostri beni e poi trovarci insieme ai porci ed invidiare il loro cibo che a noi non è consentito prendere … bisogna chiedersi se il male che accade non sia conseguenza del nostro singolo e collettivo cattivo comportamento!

Le calamità e il male poi vanno combattuti anche con i carismi, i carismi ordinari come quelli che hanno gli uomini di scienza, i ricercatori per esempio che cercano nuove cure per sconfiggere il cancro o l’Ebola, ma anche con i carismi straordinari e le grazie che Dio può concedere e concede volentieri se a chiederle non sono dei singoli ma due o tre o più, perché dietro la collettività che prega c’è la Chiesa, c’è la comunione, c’è l’assomigliare alla Santissima Trinità che è un Dio uno ma trino, intrinsecamente in comunione.

Una delle più belle e forse più antiche e originali sentenze di Gesù recita (Mt 18,19-20):  In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Dunque ben vengano le processioni e le preghiere, purché ci sia fede e coerenza con la fede, e pur se si vede il mondo andare al rovescio, la quasi totalità della gente pensare solo ed esclusivamente al proprio benessere o a quello che si crede tale, bisogna pregare sempre, con fede abramitica, come fece Abramo che pregò fino all’ultimo e senza nessun tornaconto personale, per gli abitanti di Sodoma e Gomorra, che non erano certamente degli stinchi di santo (Gen 18,24-ss).

E per scendere al caso pratico, preghiamo perché cessi questa siccità, forse legata ai problemi dei cambiamenti climatici trattati anche nell’ultimo COP21e facciamolo in due o tre e in più, anche sfruttando questi nuovi strumenti di comunicazione che si usano appunto per comunicare, per dire qualcosa l’un l’altro e che quindi si possono usare anche per pregare, per mettere insieme, e dare forza, una comune intenzione di preghiera.

Claudio Pace Terni 18/12/2015 su Siccità

Siccità

Siccità, la ghiaia in fondo al fiume Nera nei pressi di Terni, un evento molto raro ... dovuto appunto alla mancanza di piogge abbondanti negli scorsi giorni

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  1. paolo mazzolini 28/02/2016

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