Armonizzare l'atmosfera

Salario Universale la proposta di Papa Francesco

Salario Universale

Papa Francesco, tramite una lettera indirizzata ai movimenti popolari,

ha messo sul piatto di una crisi pandemica ed economica internazionale,

una proposta che fa pensare molto… scrive il papa:

Forse è giunto il momento di pensare a un salario universale che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili lavori che svolgete; capace di garantire e trasformare in realtà questa parola d’ordine tanto umana e tanto cristiana: nessun lavoratore senza diritti. 

Salario universale la lettera del papa ai movimenti popolari

Per capire di cosa parla il papa, bisogna leggere bene la lettera indirizzata a chi si occupa degli ultimi,

che fotografa bene la condizione del confinamento, quarantena o se si preferisce lockdown

per le persone veramente ‘povere’:

Molti di voi vivono alla giornata, senza alcun tipo di tutela legale a proteggervi.

I venditori ambulanti, i riciclatori, i giostrai, i piccoli agricoltori, gli operai, i sarti,

quanti svolgono attività di assistenza.

Voi, lavoratori informali, indipendenti o dell’economia popolare,

non avete un salario stabile per far fronte a questo momento…

Quant’è difficile rimanere in casa per chi vive in un piccolo alloggio precario

o per chi addirittura non ha un tetto.

Quant’è difficile per i migranti, le persone private della libertà

e per quanti stanno seguendo un percorso di recupero da dipendenze.

Reddito e Salario Universale

Ma di cosa sta parlando esattamente il papa?

Un leader politico italiano, fondatore del partito che attualmente governa l’Italia

ha rivendicato l’identità tra il suo ‘reddito di cittadinanza’

rinominato per l’occasione ‘reddito di cittadinanza universale’ con il Salario universale,

ma si tratta della stessa cosa?

Intanto La parola ‘universale’ in fondo è un sinonimo della parola cattolico

e non deve scandalizzare nessuno specie tra i credenti cattolici.

Salario e reddito non sono la stessa cosa,

un conto è il salario, che da l’idea del lavoro e del lavoro subordinato,

e un conto è il reddito, che da l’idea di una quantità di denaro

o di beni che derivano dal possedere qualcosa.

Nel caso del Reddito di cittadinanza, il diritto di reddito deriverebbe dal fatto stesso di essere cittadini,

cittadini di uno stato, con esclusione di chi cittadino non è ed assomiglia molto ad una sorta di edizione

moderna, riveduta e corretta, del sistema comunista, in cui ogni cittadino ha il suo reddito

sostenuto economicamente dall’abolizione della proprietà privata

e dalla totale condivisione dei mezzi e delle risorse gestite dallo stato

o meglio da un partito unico, quello comunista, che gestisce lo stato e l’intera collettività.

Salario Universale e socialismo reale

Il comunismo o socialismo reale non è finito con la fine dell’Unione Sovietica,

la Cina, ormai la seconda potenza economica mondiale, gestisce lo stato con un partito comunista,

ed ha saputo inglobare nel suo sistema economico, il capitalismo, creando un ibrido

che nel secolo scorso nessuno poteva immaginare.

Scrive ancora il papa sulla questione, quasi proponendo una terza via:

Spero che i governi capiscano che i paradigmi tecnocratici

(siano essi statocentrici o mercatocentrici)

non sono sufficienti ad affrontare questa crisi e neppure gli altri grandi problemi dell’umanità.

Oggi più che mai, sono le persone, le comunità, i popoli a dover stare al centro, uniti per curare, assistere, condividere.

La domenica sacrificata alla produttività

E questa affermazione, chiarisce che le parole del papa

non sono una riproposizione dei paradigmi del socialismo reale,

mentre, e su questo nessuno dubitava,

ancora una volta si mette in discussione il primato del market su tutto.

Se ci si pensa bene, almeno in Italia, per vedere i supermercati chiusi la domenica di Pasqua

abbiamo dovuto aspettare la pandemia del ‘corona virus’ e c’è chi non vede l’ora di ricominciare

a sfruttare il lavoro domenicale degli altri pur di fare profitto.

E questo perché si è considerato equivalente il turno di riposo infrasettimanale con la domenica

mercificando il lavoro umano, in quanto la domenica è riposo condiviso nella famiglia con la famiglia

non è una semplice pausa del lavoro che si può fare la domenica come il martedì.

La speranza

Papa Francesco, prima di chiedere di pregare per lui, come è suo costume fare, ribadisce:

Continuate la vostra lotta e prendetevi cura gli uni degli altri come fratelli.

Prego per voi, prego con voi e chiedo a Dio Padre di benedirvi,

di colmarvi del suo amore e di difendervi lungo il cammino,

dandovi quella forza che ci tiene in piedi e non delude: la speranza.

Già la speranza… il papa Emerito le dedicò una lettera enciclica, la Spe Salvi

dove tra le tematiche che tocca c’è anche quella

della trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno.

Una enciclica non proprio semplice né breve, sembra la dispensa di un corso di teologia,

ed è di drammatica attualità per esempio quando papa Benedetto evidenzia,

citando Adorno, la problematicità della fede nel progresso in modo drastico:

il progresso, visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba.

Che la bomba sia nucleare, super convenzionale, o batteriologica poco cambia,

cosi come si è potuto osservare che la velocità acquisita dagli uomini nelle comunicazioni

e nei viaggi grazie alla tecnologia e al progresso scientifico

ha fatto si che un virus proveniente dalla foresta

(naturalmente o artificialmente non sarà mai noto)

e che in altri tempi avrebbe contagiato solo un villaggio sperduto dell’impero cinese

oggi ha contagiato pericolosamente un mondo intero.

Dunque la tecnologia da cui adesso si cerca aiuto in realtà

è stata la causa, involontaria certamente, della propagazione del male.

Vaccino

Oggi per molti la speranza si chiama vaccino,  e la speranza non vacilla

nonostante che per l’Hiv decenni di ricerca sono andati a vuoto, e nonostante

il sospetto  che proprio per cercare un vaccino ad un precedente male che qualcuno

si è involontariamente e asintomaticamente contagiato, contagiando il mondo intero.

Si guarda alle processioni del passato, come fossero stato un rimedio peggiore del male,

un rimedio estremo magari la peste finiva più rapidamente anticipando le morti,

perché con le processioni si accelerava il processo di contagio

(una sorta di immunità di gregge ante litteram),

si nega che dal Cielo, possa venire un aiuto diretto, o indiretto,

e.g. aiutando scienziati e politici, con cure e leggi

a trovare il giusto modo per affrontare e sconfiggere la Pandemia.

A questa visio razionale moderna rispondono fermamente le parole della ‘Spe Salvi‘ di Ratzinger:

Non è la scienza che redime l’uomo. L’uomo viene redento mediante l’amore.

Ciò vale già nell’ambito puramente intramondano.

Quando uno nella sua vita fa l’esperienza di un grande amore,

quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita.

Ma ben presto egli si renderà anche conto che l’amore a lui donato non risolve, da solo,

il problema della sua vita. È un amore che resta fragile.

Può essere distrutto dalla morte.

L’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato.

Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire:

« Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità,

né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio,

che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8,38-39).

Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza assoluta,

allora – soltanto allora – l’uomo è « redento », qualunque cosa gli accada nel caso particolare.

La Fase 2 non solo per un ritorno alla normalità

Questa è la speranza, a cui allude Papa Francesco, cosi magistralmente spiegata da Papa Benedetto,

a tutti i credenti il compito di viverla e di testimoniarla con la vita, pensando alla fase 2 e alla successive,

al poi, non come un ritorno alla normalità, ma come l’occasione di un cambiamento radicale,

di trarre il bene dal male:

Vorrei anche invitarvi a pensare al “poi”, perché questa tormenta finirà

e le sue gravi conseguenze già si sentono.

Non siete degli sprovveduti, avete la cultura, la metodologia,

ma soprattutto la saggezza che s’impasta con il lievito di sentire il dolore dell’altro come proprio.

Pensiamo al progetto di sviluppo umano a cui aneliamo,

incentrato sul protagonismo dei Popoli in tutta la loro diversità

e sull’accesso universale a quelle tre T che voi difendete: tierra, techo y trabajo, terra, tetto e lavoro.

Spero che questo momento di pericolo ci stacchi dal pilota automatico,

scuota le nostre coscienze addormentate e permetta una conversione umanista ed ecologica

che metta fine all’idolatria del denaro e ponga al centro la dignità e la vita.

La nostra civiltà, tanto competitiva e individualista,

con i suoi ritmi frenetici di produzione e di consumo,

i suoi lussi eccessivi e i guadagni smisurati per pochi, ha bisogno di rallentare,

di ripensarsi, di rigenerarsi.

La cancellazione del debito

Che altro dire?

Che mentre si discute di Mes, Eurobond e strumenti vari, ritorna alla mente il pensiero del papa Magno,

San Giovanni Paolo II, che molto insisteva sulla civiltà dell’amore,

da realizzarsi nel nuovo millennio ormai venuto, auspicando e.g. la cancellazione del debito internazionale:

(14)  Il Giubileo è stato anche — e non poteva essere diversamente — un grande evento di carità. Fin dagli anni preparatori, avevo fatto appello ad una maggiore e più operosa attenzione ai problemi della povertà che ancora travagliano il mondo. Un particolare significato ha assunto, in questo scenario, il problema del debito internazionale dei Paesi poveri. Nei confronti di questi ultimi, un gesto di generosità era nella logica stessa del Giubileo, che nella sua originaria configurazione biblica era appunto il tempo in cui la comunità si impegnava a ristabilire giustizia e solidarietà nei rapporti tra le persone, restituendo anche i beni materiali sottratti. Sono lieto di osservare che recentemente i Parlamenti di molti degli Stati creditori hanno votato un sostanziale condono del debito bilaterale a carico dei Paesi più poveri e indebitati. Faccio voti che i rispettivi Governi diano compimento, in tempi brevi, a queste decisioni parlamentari.

Era nuova, civiltà dell’amore

Tutte queste cose possono accadere in un ottica di un’era nuova di pace, di un’era dello Spirito Santo,

in cui si realizzerà veramente la civiltà della verità e dell’amore come la chiamava San Giovanni Paolo II

per esempio nel discorso ai giovani di Cl a Rimini il 29 08 1982 invitandoli a costruirla:

la pace oggi è gravemente minacciata, la scienza e la tecnica rischiano di generare uno squilibrio carico di conseguenze negative nel rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, tra nazioni e nazioni. Da questa contraddizione, che sembra inarrestabile perché strutturalmente connessa al mistero del male, è necessario che lo sguardo si volga «all’artefice della nostra salvezza» per generare una civiltà che nasca dalla verità e dall’amore. La civiltà dell’amore! Per non agonizzare, per non spegnersi nell’egoismo sfrenato, nell’insensibilità cieca al dolore degli altri. Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà!

Non si tratta di cose astratte, si tratta della concretezza che i movimenti, non solo i movimenti popolari, possono costruire

possono rendere possibili, la logica è quella dell’offrire  a Gesù con fede i cinque pani e i due pesci ,

che sono i carismi ordinari e straordinari dei movimenti, delle opere, di tutte le comunità ecclesiali,

penserà poi il Signore a moltiplicarli, a moltiplicare doni e carismi,

che devono essere accolti e usati dagli uomini, le parole dei papi non sembreranno più utopie

ma indicazioni di vita quotidiana.

Terni 17 Aprile 2020 Sul Salario Universale


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