Mast Spoleto dalla roccia alla rocca

Mast Spoleto

Ho trovato per caso, navigando in internet, un invito,

che ho accolto, a partecipare ad un evento che si è svolto sabato 19 Ottobre 2019 a Spoleto

e che è iniziato sede del Mast di Spoleto, in Largo Ermini in un edificio adiacente all’archivio di stato.

Mast è l’acronimo di ‘Museo Avanzato delle Scienze del Territorio’,

un laboratorio delle scienze della terra, sorto grazie al lavoro del prof. Mattioli di valorizzazione della collezione geopanteologica donata al comune di Spoleto dal conte Toni, due secoli fa.

Dopo una breve presentazione fatta, dall’organizzatore dell’evento, 

il geologo Fausto Pazzaglia,  e una visita nei locali, ancora da sistemare, di quello che a breve sarà un museo del territorio,

insieme agli altri partecipanti abbiamo fatto una  passeggiata nel centro storico di Spoleto, ammirandone i monumenti più famosi 

(la Fontana della piazza del Mercato, l’Arco di Druso, il Mascherone,…) 

che ho visto tante volte, ma che non avevo mai geologicamente considerato.

Materia 

Con che tipo di travertino è stata fatta la fontana della piazza del Mercato? 

Pietra Sponga come quella della cave delle cascate della Marmore o Travertino venuto chissà da dove, perché nella zona non ci trova?

E cosi l’arco di Druso, del primo secolo, potrebbe essere stato costruito con la pietra di Coriola piuttosto che con dei blocchi di calcare come comunemente si crede mentre nella facciata del palazzo ai piedi della scalinata che porta al duomo viene usata molto la ‘ben scalpellabile’ pietra casciolfa dal nome di una vicina cava.

Cattedrale di Spoleto

In cattedrale abbiamo potuto ammirare le scaglie rosse e verdi del porticato esterno e ritrovare degli ammoniti nel rosso pavimento all’ingresso.

Guardando uno dei tanto altari laterali,

in cui fino al concilio vaticano II si celebrava la Messa, 

siamo rimasti stupiti nell’osservare la varietà e la stupenda policromia dei marmi scelti.  

Si faceva notare, per esempio, una striscia sottile fatta di marmo arancione così ben armonizzata con gli altri colori nella composizione fatta da un artista assai esperto di cui non si conosce e forse non si conoscerà mai il nome. 

Per capire che tipo di marmo si tratta, la striscia arancione e le altre, da quale cave sono stato estratti 

(cave del territorio di Spoleto o di altri territori) 

ci vorrebbe un paziente lavoro di studio negli archivi storici,

per rintracciare un documento di vendita o qualcosa d’altro che possa stabilire, data e luogo,di questo o di quel tipo di marmo.

Un lavoro difficile, considerando la difficoltà della toponomastica e del modo di chiamare le pietre non sempre uguale nelle varie epoche storiche.

Mascherone

Infine siamo arrivati al Mascherone, abbiamo obbedito alla dicitura latina, posta accanto al rubinetto dove scorre l’acqua potabile che con un imperativo ‘bevi’, ‘Bibe Viator’,

obbliga scherzosamente il viandante a bere quell’acqua fresca che oltre a dare vita alla bellezza della fontana,

che disseta i colombi urbani, dà vita al nostro corpo che senza acqua sarebbe ‘morto’ in breve tempo.

Non abbiamo potuto fare a meno di notare un pulmino turistico, 

che si è fermato pochi istanti per dare qualche notizia sul Mascherone

ma da cui non sono scesi i passeggeri, che non hanno obbedito al comando 

e soprattutto non hanno goduto del piacere di fermarsi

davanti ad una delle fontane più belle di Spoleto e forse non solo di Spoleto. 

Claudio Pace Terni 20 Ottobre 2019 Mast Spoleto

Un link ad un testo interessante del laboratorio delle scienze della terra sulle: ‘Pietre e Terre nel lavoro dell uomo. Antichi siti di estrazione nel territorio di Spoleto Le cave del Castellaccio’.

http://docplayer.it/19570952-Pietre-e-terre-nel-lavoro-dell-uomo-antichi-siti-di-estrazione-nel-territorio-di-spoleto-le-cave-del-castellaccio.html

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