Andreotti C’era una volta Andreotti il nuovo libro di Massimo Franco

Andreotti C’era una volta Andreotti il nuovo libro di Massimo Franco

Andreotti è morto solo sei anni fa il 6 Maggio del 2013,

nella sua Roma dove nacque il 14 Gennaio del 1919 … cento anni fa,

eppure sentendo parlare di Giulio Andreotti dell’Italia che lo ha visto chissà quante volte sottosegretario, ministro, primo ministro

sembra che si parli di chissà quanto tempo fa e invece

C’era una volta Andreotti: la locandina della presentazione di Spoleto

Ne hanno parlato in una insolitamente una calda domenica di Marzo a Spoleto,

Massimo Franco e Giuseppe De Rita nello splendido palazzo Sanzi di Spoleto

per un evento organizzato dal’associazione ‘Amici di Spoleto’ e dall’assessorato alla cultura del comune di Spoleto

“C’era una volta Andreotti” dal nome del libro che Massimo Franco ha realizzato sul  senatore Andreotti

sull’uomo forse più significativo e certamente più longevo della prima e della seconda Repubblica.

La tesi politicamente più rilevante è stata che Androetti fosse il rappresentante Vaticano nel governo italiano

che per questo sarebbe stato scelto da De Gasperi come da Moro, che nel primo governo che apriva al PCI,

il famoso governo delle astensioni del 1976, lo volle come ministro del bilancio con delega per il mezzogiorno.

Un uomo abituato a documentarsi su ogni questione leggendosi i faldoni che gli procuravano i suoi collaboratori

con un giro di amicizie e di conoscenze internazionali di primo tordine che gli permetteva di agire

conoscendo i fatti con profondità, dovrebbero imparare un po’ da lui alcuni politicanti di oggi che si informano solo con google e wikipedia.

Curiosità

Andreotti

Massimo Franco posa accanto all’onorevole Ada Urbani e a Giuseppe De Rita

Tanti i particolari curiosi, dal ticchettio nervoso della mani,

che ha raccontato con dovizia di particolari l’onorevole Ada Urbani,

suo collega in senato nella sedicesima legislatura,

al suo mangiarsi ben tre cannoli siciliani di seguito, stile dottor Pasquano,

nelle pause dei processi subiti a Palermo

ovviamente rassicurando al telefono la moglie circa la sua ottemperanza allo stare attento nel mangiare.

Dalla sua promessa di non mangiare mai più gelati se si fosse riusciti a riavere libero Aldo Moro, e la dice lunga di come

fosse ‘goloso’, al suo ritardare al riferire al parlamento della morte di Moro, perché alla notizia aveva vomitato sporcandosi tutto,

al suo lasciare la porta aperta quando riceveva donne, memore della scenata di gelosia della moglie per Anna Magnani.

Massimo Franco ha insistito sul fatto che Andreotti non riuscì, negli ultimi anni a capire l’Italia che cambiava,

quel suo tentativo maldestro di rilanciarsi con una lista fatta con Pippo Baudo, Democrazia Europea, ne fu una evidenza.

A questo proposito De Rita ha raccontato che in Ciociaria non volle andare a fare campagna per il suo listone,

Nemo est propheta in patria,  la gente della Ciociaria che pure tanto ebbe da lui, diventando, anche grazie a lui, ‘classe media’

non si riconosceva in quello che fu il loro leader indiscusso negli anni difficili del dopo guerra.

Andreotti santo subito o Belzebù?

Massimo Franco ci ha tenuto a dire che non era sua intenzione idealizzare Andreotti né demonizzarlo,

gli episodi più tristi, come l’esaltazione di Sindona come salvatore della lira e del suo commento

‘Se lo è cercato’ riferito all’omicidio del giudice Ambrosoli, rimangono delle macchie indelebili

nonostante le scuse fatte pubblicamente e personalmente ai familiari del magistrato.

Rimane però una profonda umanità, testimoniata da episodi come quello

dell’interesse manifestato sul letto in punto di morte per un barbone che

ogni tanto veniva a dormire proprio sotto a casa sua,

si è raccomandato di aiutarlo se fosse venuto ancora…

Come certi campioni dello sport, come Maradona o Pelè o Cristiano Ronaldo,

che nascono una volta ogni cento anni, così si può dire di Andreotti,

un politico di razza, angelo o demone, il suo mestiere di politico lo ha saputo fare.

È nato quando nella chiesa c’erano papi Italiani, come Pio XII, ha saputo convivere bene

anche con Giovanni Paolo II e papa Benedetto, certo è come è stato affermato anche in sala

che la chiesa di Oggi di Papa Francesco non è paragonabile a quella di un papa come Pio XII.

Claudio Pace Terni 24 Marzo 2019 Su C’era una volta Andreotti

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